Archivio mensile:giugno 2014

La scuola delle Emozioni: apprendimento e rendimento scolastico

Ilenia Amati

L’anno scolastico è ormai giunto al termine: è tempo di fare bilanci, non quelli a cui siamo abituati quali voti, giudizi, pagelle, miglioramenti, peggioramenti. Quello di cui è necessario parlare èl a necessità di considerare gli affetti e le emozioni come parte integrante del processo di apprendimento e di formazione, dando loro una grande valenza formativa. Questo  nasce dalla chiara consapevolezza di quanto l’affettività possa  “facilitare o inibire, accelerare o ritardare la funzione conoscitiva, aiutare a recuperare l’attività di conoscenza come strumento per affrontare e risolvere i problemi di comunicazione con gli altri, le cose, l’ambiente, la cultura”. Infatti l’apprendimento, non è solo frutto di un’acquisizione proveniente dal mondo esterno, ma è mediato dal mondo interno del ragazzo che apprende, dalle sue emozioni, dai suoi affetti. L’apprendimento deve essere considerato come “legato allo sviluppo (presente, mancante o incompleto) delle emozioni, cioè alle vicissitudini emotive che determinano la qualità e il tipo di incontro con gli oggetti del mondo esterno[1]”. La scuola da sempre ha dimostrato un’eccessiva attenzione ai contenuti da apprendere, enfatizzando il livello cognitivo e dimenticando che in ogni evento educativo, alle variabili cognitive e culturali, si intersecano quelle emotive.  Nell’azione della didattica, ancora oggi, l’educazione emotiva infatti, non occupa un posto rilevante, eppure è ormai chiaro che non è possibile promuovere un apprendimento senza capire cosa succede dentro, emotivamente, nel momento in cui si interagisce con gli allievi, sopratutto con coloro i quali vivono delle situazioni di disagio. Alla base di ogni apprendimento umano significativo, vi sono i bisogni, gli interessi, le motivazioni personali. Significa che dietro al pensiero vi sono gli affetti, le emozioni, i desideri, le motivazioni. Escludere questi aspetti significa porre come base dell’apprendimento le motivazioni estrinseche ( ricompense o punizioni, apprezzamento o disapprovazione), piuttosto che un reale interesse, una sincera curiosità nei riguardi del “cosa apprendere”. Quando viene a mancare la partecipazione emotiva, da un lato viene meno l’acquisizione stabile e profonda del contenuto, dal momento che lo studio della materia è legato esclusivamente ad ottenere un buon voto, dall’altro, si crea una predisposizione negativa del soggetto nei confronti dell’apprendimento. [1]     Cfr. BLANDINO G. –GRANIERI B., (1995) La disponibilità ad apprendere. Dimensioni emotive nella scuola e formazione degli insegnanti, Raffaello Cortina Editore, Milano.

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uno,due,tre,quattro,cinque

Un paio di settimane fa ho partecipato alla lezione di disostruzione delle vie aeree presso la Casa Cava.  Due ore, anche meno, che mi hanno reso una mamma migliore, più consapevole e più preparata.

L’importanza di conoscere dei gesti semplici ma salvavita è assoluta e demandare ad altri (118, medici ecc.) quello che noi stessi possiamo imparare per i nostri figli, nipoti, conoscenti, passanti in genere non è più possibile. È per loro e per noi stessi che  dobbiamo crescere e migliorare senza pensare che “tanto a noi non  capiterà mai”.

Sentire la testimonianza di quei genitori che hanno perso il proprio figlio non riuscendo a far nulla se non stare a guardare mentre soffocava è stato devastante. E immagino che per loro apprendere a posteriori le manovre che avrebbero potuto salvarlo, lo sia stato ancor di più.

La domanda che in noi tutti nasceva spontanea stando là era: perché una lezione come questa non diventa obbligatoria per il personale scolastico ad ogni livello e grado? Perché nel luogo dove i nostri figli passano più tempo al giorno consumando almeno un pasto (esponendosi quindi all’eventualità di un soffocamento da cibo) non esiste almeno una volta all’anno un incontro per imparare le manovre salvavita?

Ero seduta lì con mia madre che ad ogni parola restava basita. È stata più di 40 anni nella scuola dell’infanzia. Maestra amata e ancora rimpianta. Ha dato tutto ai suoi alunni, anche le sue corde vocali ormai logore, ha fatto corsi di formazione di ogni tipo (anche del tipo inutile) eppure nessuno dei suoi numerosissimi dirigenti scolastici ha mai organizzato un corso del genere. Un paio di volte si è trovata sola ad affrontare bimbi alle prese con soffocamento da cibo (e non solo) e la fortuna ha voluto che i suoi interventi maldestri e puramente istintivi riuscissero a sboccare la situazione.  (Durante la lezione alla Casa Cava comunque ha appreso che tutti i suoi interventi  potevano essere più dannosi che benefici e ha pianto tanto).

Non riesco qui a spiegarvi praticamente le manovre ma su youtube trovate tutto. Però prima ancora di youtube consiglio vivamente a tutti quelli che non hanno ancora preso parte ai corsi di disostruzione delle vie aeree tenuti da Domenico Lamagna, di affrettarsi a prenotare.  Lui non lo conosco personalmente ma posso dire che una persona che mette la cosa più preziosa che ha, cioè tutto il suo tempo, a disposizione gratuita della comunità per insegnare una cosa così importante, non può che essere una persona perbene. Come non ce ne sono tante in giro. Trust me!

Alla prossima, mamme!

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Pancine cool: i must have primavera/estate per mamme in attesa

La gravidanza: questo momento splendido in cui la vita sorride dentro e fuori, il seno cresce (nel mio caso faceva capolino, ma andava bene comunque), i capelli sono più forti e belli (la stempiatura inizia dall’allattamento), il tuo compagno ti promette amore eterno e la pelle è splendida direbbe Manuel Agnelli. Poi a un certo punto lei, la cellulite. Tutto normale, non per me che pesavo 44 chili prima di avere lei e il giorno in cui sono andata a partorire ero a 66. Con questi presupposti, qualsiasi dichiarazione d’amore o complimento “che bella mamma” suonava alle mie orecchie veritiero come la leggenda del monacello (che se qualcuno l’ha visto per favore me lo dica!).

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Fortunatamente Argentina è nata i primi di settembre, il che vuol dire che abbiamo passato l’estate teneramente rinchiusi nella Milano vuota, al riparo da occhi che valutano anche il centimetro di calzino che ti spunta sotto i jeans o il pelo sotto l’ascella che al buio sfugge al Silkepil, ma soprattutto lontani dal mare, e molto, molto vicini alle polpettine dell’ikea (ebbè a quel punto..) Tuttavia essere alla moda in gravidanza sfatando il luogo comune dei camicioni si può eccome, e l’abbiamo già visto nel nostro blog qui.  Sicuramente molte di voi si saranno percepite delle vere bombe sexy in quel periodo, ma anche se vi sentite solo delle bombe, per fortuna tra i must have di questa primavera-quasi-estate ci sono degli abiti tutt’altro che succinti e attillati, anzi talmente comodi che forse sono nati…proprio da noi mamme! Tanto per fare un esempio, pensate al vestito asimmetrico che ha spopolato negli ultimi 2 anni e che continua ancora a comparire nel pronto moda, ed associatelo all’effetto pancia, per il quale tutto quello che noi indossiamo in gravidanza è irrimediabilmente corto-davanti/lungo-dietro.. avete capito ora chi è che detta la moda a chi?

Ecco quindi 5 must have dell’estate 2014, che possono adattarsi senza sacrifici ad un corpo che cambia.

1. Jumpsuit  Viva la tuta. Sarà perché anche Obama va in giro con le new balance e la camicia del supermercato, ma da quando c’è la moda del normcore  la tuta è passata dall’ospizio ad h&m, e quest’estate possiamo sentirci comode e alla moda al pari delle più affermate fashion blogger. Eccola in versione elegante (notate anche l’influenza rockabilly di cui parlavamo a proposito di moda bimbo, in quanto la suddetta tuta veniva anche indossata dal mitico ELVIS) ma vanno benissimo anche le corte che trovate un po’ dappertutto, anche nei negozi non specializzati.

Top5_5 2. Salopette In alternativa potete anche indossare la nostra amata salopette anni 90, come i migliori film americani sulle donne incinta insegnano. Un classico associato parimenti a metalmeccanici e donne incinta, quest’estate è uno dei must-have della stagione per tutte le taglie..ma in attesa la riempiamo meglio!

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3. Maxidress Parlavamo di vestiti lunghi, beh questo è un altro capo che non può mancare per l’estate 2014. Il maxidress, morbidissimo e fresco, stile impero o maxicanotta con scritte. Quest’anno il sexy è coprirsi, per cui se proprio non ce la fate a sentire le vostre cosce che si toccano quando camminate, sfinatevi con uno di questi:

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4. Bandeau e Long Skirt  Per i top, questa è anche l’estate dei bralette, che sono i vecchi corsetti, rieditati in mille forme e colori. La loro versione “basic” è il bandeau, che è come i reggiseni a fascia, solo che molto più comodo perché non è steccato e sicuramente vi entra 😉 . Se ve la sentite di sfoderare il pancino nei giorni più caldi, indossate un bandeau su una long skirt, magari con spacchi laterali. Come scarpe via libera a espadrillas (ancora un must anche per quest’estate) o le classiche ciabattine, che quest’anno vanno un casino, senza dimenticare le amatissime Birkenstock, che grazie al normcore di cui parlavamo prima sono da mettere coi calzini di spugna…(anche no!)

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5. Tankini Sembra un cocktail, in realtà è il bikini giusto per chi odia l’intero ma nel due pezzi proprio non si sente a suo agio. Lo slip rimane uguale, mentre il pezzo di sopra è del tessuto tipico del costume ma a forma di canotta. L’ho già visto in Sardegna anche a due non-mamme, ma a noi dona di più 😉 Per le neomamme o semplicemente per chi non si sentisse a posto quest’anno con la panzetta, oppure per le fashioniste che “sarò la prima a Castellaneta con questo costume!” il monokini è il capo principe. Più corto del costume intero, più coprente di un bikini, collega i due pezzi da una linea di tessuto più o meno larga e disegnata in vario modo. A me piacciono moltissimo ma poi ti voglio con i segni dell’abbronzatura 😀

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E voi MOMS siete pronte per la prova costume? Cosa avete indossato in gravidanza e come vi sentivate in quel periodo? Sono curiosa di sentire qualche altra MOM’s story in merito!

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Il Bowling nella tua cucina

Sono perfettamente cosciente che con i miei post all’interno di questo blog “non invento affatto l’acqua calda” ma sono altrettanto consapevole che talvolta bastano dei semplici spunti per trasformare un’ora di capricci o noia in sano divertimento, soprattutto per quei genitori meno avvezzi a lavorare di fantasia o troppo presi dal tran tran quotidiano per inventarsi un intrattenimento nuovo.

Questa premessa mi è utile per introdurre un gioco che come spesso mi succede, nasce dal niente, o più precisamente dal bisogno di far fare qualcosa ai miei piccoli che non sia guardare la televisione e da un oggetto che cattura la mia attenzione: questa è stata la volta di bottigliette di plastica vuote che hanno dato vita al gioco del BOWLING!
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COSA OCCORRE

6 bottigliette di plastica, una pallina, carta e penna per segnare il punteggio.
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COME SI GIOCA
Che veramente vi devo spiegare come si gioca? Direi di no. Piuttosto vi racconto come sono andate le cose da noi: avendo due figli ho impostato il gioco a mo’ di gara, nel rispetto del proprio turno di lancio, e poi ho posto l’accento sull’apprendimento dei numeri e del saper contare (che io poi alterno tra il farlo in italiano e in inglese).
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Direi che è stato un successone perchè non volevano smettere e poi mi hanno chiesto nei giorni successivi di rigiocarci ancora e ancora. La cosa strana (per modo di dire, perchè è comune a tutti i bambini!) è che noi abbiamo un set di birilli costosissimo e fighissimo che se lo sono filati pochissimo,
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anzi, io lo uso per giocarci in diverso modo, mentre questo qui li ha conquistati, sarà per il reinventare dei materiali, sarà per il coinvolgimento nella preparazione del gioco, sarà quel che sarà, ma va sempre a finire così.
Buon Bowling a tutti!

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