IL LIMITE TRA L’EDUCARE E IL MALTRATTARE

Un altro anno scolastico volge al termine e a settembre il mio piccolino inizierà la materna! Certo è stato al nido ma le maestre le conoscevo già tutte, persone fidate insomma e da settembre……chi ci sarà con lui?
Iscriviamo i nostri figli all’asilo nido, alla scuola dell’infanzia e, infine, alla scuola dell’obbligo, convinti del fatto che li lasceremo sicuramente “in buone mani”, perché li si affida a persone di cui ci si tende a fidare incondizionatamente!! Ma sempre più spesso ormai si sentono storie di maltrattamenti perpetrati dalle insegnati ai danni dei loro alunni, i nostri figli!!

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Ogni mamma sarebbe concorde con me nel dire che le principiali emozioni e gli stati d’animo che si manifestano quando si viene a conoscenza di fatti così terribili, se direttamente coinvolti, ma non solo, sono rabbia, desiderio di vendetta e di giustizia, tristezza, senso di colpa ma soprattutto di impotenza!!!!!
Qualche mese fa a scuotere la mia sensibilità, e sicuramente anche la vostra, fu il caso di Autumn Elgersma, bimba di tre anni, morta, uccisa dall’educatrice perché non si era tolta il cappotto. La bimba è morta a causa delle ferite alla testa riportate dopo che la sua maestra l’aveva scaraventata a terra con violenza perché indossava ancora il giubbino. Inizialmente, la donna raccontò che Autumn era caduta dalle scale, ma le ferite si rivelarono incompatibili con la versione data dall’educatrice: messa alle strette, ha confessato e ora, per lei, l’accusa è di omicidio colposo.
Possiamo pensare che sia un caso limite, che può accadere solo oltreoceano, ma sempre più spesso ormai anche in Italia si ha notizia di maestre ed educatrici che picchiano gli alunni, li umiliano, li insultano. L’elenco dei casi di violenza all’interno delle mura scolastiche è molto più lungo, e per certi versi terribile, di quello che non si vorrebbe mai venire a sapere.
La scuola deve avere si un ruolo educativo ma senza oltrepassare, però, “certe regole”!!!! Bisogna individuare una volta per tutte i limiti del potere educativo o disciplinare attribuito agli insegnanti.

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Tutti questi casi di maltrattamento non solo fisico, ma anche psicologico rientrano, a mio avviso, in quel reato definito dall’art. 571 del Codice Penale, il quale cita:
“Commette il delitto di abuso dei mezzi di correzione o disciplina chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte.”
Innanzitutto, devesi sottolineare che la giurisprudenza di legittimità ha precisato che “non può ritenersi lecito l’uso della violenza, fisica o psichica, distortamente finalizzata a scopi ritenuti educativi”.
Invero, va rilevato che secondo la Corte Suprema “il concetto di abuso presuppone l’esistenza in capo al soggetto agente di un potere educativo o disciplinare che deve essere usato con mezzi consentiti in presenza delle condizioni che ne legittimano l’esercizio alle finalità ad esso proprie e senza superare i limiti tipicamente previsti dall’ordinamento”. Ne deriva, che, da una parte, non ogni intervento disciplinare o correttivo può ritenersi lecito soltanto in quanto soggettivamente finalizzato a scopi educativi o disciplinari; e, dall’altra, è considerata abusiva la condotta, di per sé non illecita, quando il mezzo è usato per un interesse diverso da quello per cui è stato conferito, per esempio per punizione, a scopo vessatorio, per umiliare la dignità della persona sottoposta, ecc…
La nozione giuridica di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina non può, pertanto, non conformarsi all’evoluzione sociale e giuridica del concetto di abuso sul minore. Dalla nozione riduttiva di abuso, inteso come comportamento attivo dannoso sul piano fisico per il minore, si è passati, infatti, ad un concetto più ampio che involve anche l’aspetto psicologico.
Pertanto, il reato di abuso di correzione o di disciplina si configura anche quando si pone un essere un comportamento doloso che umilia, denigra, svaluta o violenta psicologicamente un minore causandogli pericoli per la salute, anche se è compiuto con intento educativo o disciplinare.
E’ difficile lo so ma non bisogna generalizzare e diventare sospettosi di ogni minima cosa, soprattutto all’asilo nido e alla scuola dell’infanzia non è raro che i bambini possano tornare a casa con qualche livido o qualche botta, ma se si hanno dei sospetti è bene provare a chiarire e cercare di capire il prima possibile sia con i nostri figli, sia con le educatrici cosa sia accaduto!!! Vi lascio augurandomi che a noi…… ai nostri figli non capiti mai!!!!!

Buondì care mamme e alla prossima mamma Katia!!!!

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