La scuola delle Emozioni: apprendimento e rendimento scolastico

Ilenia Amati

L’anno scolastico è ormai giunto al termine: è tempo di fare bilanci, non quelli a cui siamo abituati quali voti, giudizi, pagelle, miglioramenti, peggioramenti. Quello di cui è necessario parlare èl a necessità di considerare gli affetti e le emozioni come parte integrante del processo di apprendimento e di formazione, dando loro una grande valenza formativa. Questo  nasce dalla chiara consapevolezza di quanto l’affettività possa  “facilitare o inibire, accelerare o ritardare la funzione conoscitiva, aiutare a recuperare l’attività di conoscenza come strumento per affrontare e risolvere i problemi di comunicazione con gli altri, le cose, l’ambiente, la cultura”. Infatti l’apprendimento, non è solo frutto di un’acquisizione proveniente dal mondo esterno, ma è mediato dal mondo interno del ragazzo che apprende, dalle sue emozioni, dai suoi affetti. L’apprendimento deve essere considerato come “legato allo sviluppo (presente, mancante o incompleto) delle emozioni, cioè alle vicissitudini emotive che determinano la qualità e il tipo di incontro con gli oggetti del mondo esterno[1]”. La scuola da sempre ha dimostrato un’eccessiva attenzione ai contenuti da apprendere, enfatizzando il livello cognitivo e dimenticando che in ogni evento educativo, alle variabili cognitive e culturali, si intersecano quelle emotive.  Nell’azione della didattica, ancora oggi, l’educazione emotiva infatti, non occupa un posto rilevante, eppure è ormai chiaro che non è possibile promuovere un apprendimento senza capire cosa succede dentro, emotivamente, nel momento in cui si interagisce con gli allievi, sopratutto con coloro i quali vivono delle situazioni di disagio. Alla base di ogni apprendimento umano significativo, vi sono i bisogni, gli interessi, le motivazioni personali. Significa che dietro al pensiero vi sono gli affetti, le emozioni, i desideri, le motivazioni. Escludere questi aspetti significa porre come base dell’apprendimento le motivazioni estrinseche ( ricompense o punizioni, apprezzamento o disapprovazione), piuttosto che un reale interesse, una sincera curiosità nei riguardi del “cosa apprendere”. Quando viene a mancare la partecipazione emotiva, da un lato viene meno l’acquisizione stabile e profonda del contenuto, dal momento che lo studio della materia è legato esclusivamente ad ottenere un buon voto, dall’altro, si crea una predisposizione negativa del soggetto nei confronti dell’apprendimento. [1]     Cfr. BLANDINO G. –GRANIERI B., (1995) La disponibilità ad apprendere. Dimensioni emotive nella scuola e formazione degli insegnanti, Raffaello Cortina Editore, Milano.

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