alla ricerca del bottone perduto

Mia figlia aveva 7 giorni quando siamo tornati in ospedale per un controllo. Era nata 21 giorni prima del termine e volevano verificare che crescesse bene.

Qualche giorno prima del parto, credendo di avere ancora tempo, abbiamo ordinato un trio (passeggino, ovetto, navicella) su internet che  è arrivato mentre ero in ospedale.

Il mio compagno aveva letto le istruzioni, imparato a montarne i vari pezzi e a smontarli. Poi lo aveva richiuso, messo in macchina mia e fatto giustamente sparire il libretto delle istruzioni dichiarandomi solo: “è facile”.

Il primo giorno che toccava a me usare questo attrezzo era proprio quello della visita di controllo. Essendo  mercoledì mattina, lui era a lavoro a Potenza quindi ho chiesto ai miei fidi accompagnatori (madre e padre) di venire con me e babyb al controllo. Mi ricordo che la sera prima e ancora la mattina stessa  avevo chiesto a Carmine: “mi spieghi come si montano e smontano  navicella e telaio?” risposta “è facile. Ti laureata col massimo dei voti vuoi vedere che non sarai in grado di spingere un bottone? Tu cerca il bottone rosso che sta là e succede tutto da solo”. Scettica ma forte di questo bottone, la mattina mi sono recata in ospedale.

Una volta parcheggiato, le operazioni di montaggio sono state complesse ma non impossibili. Effettivamente con un minimo di senso pratico e logica si poteva riuscire e infatti abbiamo messo su l’ambaradam accorgendoci poi al primo dislivello del pavimento che la navicella non era incastrata ma solo poggiata. Vabbè…poco male. ho spinto forte e TAC. Incastrata.

La visita tutto ok, la bambina cresce bene continua con l’allattamento a richiesta niente acqua niente tisane niente camomilla solo tetta. Ciao ci vediamo.

Mio padre ci aspettava là davanti già con lo sportello della macchina aperto (illuso!).  “mah, chiudiamo sto coso e sciamaninn. Com si chiud?”  “eh boh papà. Disc che è facile. Cerchiamo un bottone rosso. Aspè che chiamo Carmine”. Ovviamente nessuna risposta. “aspè che chiamo un’amica mia che ce l’ha uguale”    “allora Angela tu praticamente devi cercare un bottone rosso GRANDE. Lo spingi e si stacca la navicella. Poi ce n’è un altro rosso piccolo, lo spingi e si chiude il telaio”

Ok papà ce la possiamo fare. Dopo 10 minuti di ricerche vane mio padre era steso per terra a guardare da sotto se stava un bottone rosso e io iastimavo. Nel frattempo si era radunato un capannello di esperti attorno a noi e tutti volevano provare. “provo io che l’ho visto fare una nipote mia”. Niente. Avanti il prossimo. “provo io che sono giovane e forte e mal mal u smont.” E mio padre “scusa giovane, puoi spegnere la sigaretta mentre ci aiuti”.  E intanto chiamate a Carmine e niente. E intanto 50 gradi sotto il sole e intanto mia figlia ha iniziato a piagnucolare che voleva la tetta. Trascorsi 45 minuti e avendo provato TUTTI i presenti a fare qualcosa abbiamo deciso di metterlo in macchina così: aperto e montato. Allora sempre grazie a dei giovani passanti sigaretta-muniti, abbiamo abbassato i sedili di dietro della macchina e infilato dentro il passeggino tutto montato rendendoci conto che con me alla guida e Bianca in braccio a mia madre non c’era più posto per mio padre. Il quale, sudato e palesemente nervoso, non voleva dover prendere il pullman per tornare a casa quindi si è fatto minuscolo e messo dietro tra gli ingranaggi del passeggino.

Nel tragitto verso casa l’immagine nello specchietto retrovisore di mio padre diventato tutt’uno col passeggino mi ha fatto venire la “strigna” isterica e niente. Io non riuscivo più a guidare per le risate e mio padre e mia madre idem. Sulla strada ci siamo fermati da Arcobaleno dove lavora una mia conoscente. Le ho chiesto di venire fuori ad aiutarci, mio padre si è disincastrato e abbiamo tirato fuori il passeggino. Lei ha sollevato il bordo della copertura della navicella, ci ha mostrato il bottone rosso, l’ha spinto e la navicella si è staccata. Dopodichè chiudere il telaio è stato un attimo. Noi l’abbiamo guardata sbalorditi e giù altri 10 minuti di grasse risate. Arrivati a casa, sfatti, sudati e divertiti abbiamo ricevuto la chiamata di Carmine: “che volevi che ho trovato 150 chiamate perse???”

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4 pensieri su “alla ricerca del bottone perduto

  1. MarisaMarisa

    ahahaahah mi sto scompisciando dalle risate con Marco alla tetta che invece di addormentarsi ride appresso a me ahahah

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