LA MATERNITA’ E LA PATERNITA’

Lunedì nasce il mio secondo pargoletto, di conseguenza mi metto in maternità per un po’…..lo so vi mancherò!!!!! La mia maternità si riferisce a questo piacevole lavoro, ossia scrivere nel blog, dato che per la mia professione per ricevere una qualche indennità di maternità dovrei essere iscritta alla cassa forense……e quindi guadagnare tanto per potermi permettere tale iscrizione….!!!!!
Questa breve introduzione per parlarvi dei punti salienti delle due leggi coordinate che disciplinano la maternità e la paternità!!

paternità

La legge 30 dicembre 1971 n° 1204 e il relativo regolamento di attuazione DPR 25/11/76 costituiscono il fondamento giuridico di tutela delle lavoratrici madri, sono tutelate coloro che svolgono una attività alle dipendenze di un datore di lavoro privato o pubblico, invero più in dettaglio le dipendenti delle varie amministrazioni dello Stato, della Regione, della Provincia o dei Comuni, le dipendenti di datori di lavoro privati, (aziende, artigiani, commercianti, industrie); le dipendenti di società cooperative, le apprendiste, le lavoratrici agricole.
La successiva legge 53/2000 denominata “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi della città” – modifica la normativa (legge 1204/71) sulla tutela della maternità, ampliandone ed estendendone le norme anche al padre lavoratore.
Dall’inizio del periodo di gestazione fino al compimento di 1 anno di età del bambino opera il divieto di licenziamento. Tale divieto non opera nei casi di: licenziamento per giusta causa; cessazione di attività dell’azienda; di ultimazione della prestazione a cui era addetta la lavoratrice e di risoluzione del rapporto di lavoro per scadenza del termine.
Con la nuova normativa il divieto di licenziamento si applica anche al padre, che fruisca dell’astensione obbligatoria, dalla nascita del bambino fino al compimento di un anno di età del medesimo.
Le lavoratrici durante il periodo di gestazione e fino a 7 mesi dopo il parto sono esonerate dallo svolgimento di lavori pericolosi, faticosi ed insalubri (di cui vi è un elenco nel DPR 1026/76) sicché possono essere spostate ad altre mansioni, invero conservando la retribuzione e la qualifica originarie, se vengono spostate a mansioni inferiori.
E’ vietato far lavorare le donne in stato di gravidanza: durante i 2 mesi precedenti la data presunta del parto: si deve far riferimento alla data indicata sul certificato medico, nonché durante i 3 mesi dopo il parto. L’astensione obbligatoria post-partum è stata estesa anche al padre lavoratore nel caso in cui l’assistenza della madre al neonato sia diventata impossibile per decesso o grave infermità della madre stessa (Sentenza della Corte Cost. n.1/1987).
La nuova norma oltre a recepire detta sentenza, stabilisce il diritto all’astensione obbligatoria per il padre anche nel caso di affidamento esclusivo.
Altresì la nuova legge n.53/2000, recependo una sentenza della Corte Costituzionale (n.270/99), prevede che, qualora il parto avvenga in anticipo rispetto alla data presunta, si possano aggiungere ai 3 mesi post-partum i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima del parto, nel limite massimo di 5 mesi, a condizione che ci sia stata comunque effettiva astensione dal lavoro. La lavoratrice è tenuta a presentare entro 30 giorni dalla data del parto il certificato attestante la data dell’evento.
Ferma restando la durata dell’astensione obbligatoria di 5 mesi, la nuova legge (art.12) introduce – dal 28 marzo 2000 – la possibilità di continuare a lavorare fino all’ 8° mese di gravidanza utilizzando così un solo mese prima del parto e 4 mesi dopo il parto.
Tale facoltà può essere esercitata a condizione che, sia un ginecologo del SSN sia un medico competente per la salute nei luoghi di lavoro, attestino che tale scelta non pregiudichi la salute della gestante e del bambino.

maternità

Di contro, la lavoratrice può chiedere alla Direzione provinciale del lavoro, l’astensione anticipata dal lavoro fin dall’inizio della gestazione nei seguenti casi: gravi complicazioni della gestazione o di preesistenti forme morbose che si presume possono aggravarsi con lo stato di gravidanza; se le condizioni di lavoro o ambientali siano da ritenersi pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino; quando la lavoratrice non può essere spostata a mansioni meno disagevoli.
Detta astensione può essere protratta fino al 7° mese successivo al parto se la lavoratrice è addetta a lavorazioni nocive e non può essere spostata ad altre mansioni, con il diritto a percepire la stessa indennità spettante per la normale astensione obbligatoria.
Le lavoratrici hanno diritto ad una indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione media globale percepita nel periodo di paga mensile precedente a quello in cui ha avuto inizio l’astensione obbligatoria. Alla retribuzione media giornaliera su cui computare l’80% va aggiunto il rateo giornaliero della gratifica natalizia, della 14^ mensilità e di eventuali premi. Invero, il periodo di astensione obbligatoria per maternità è considerato utile sia per il diritto che per la misura di tutti i trattamenti pensionistici.
Secondo la normativa previgente, la lavoratrice aveva diritto ad astenersi dal lavoro, successivamente all’astensione obbligatoria, per un periodo di 6 mesi, anche non consecutivi, entro il primo anno del bambino. In alternativa alla madre, e solo se questa ne aveva il diritto e vi rinunciava, l’astensione facoltativa poteva essere fruita anche dal padre.
L’indennità economica era ed è il 30% della retribuzione media globale giornaliera del mese precedente l’astensione obbligatoria. Dal 28 marzo 2000 l’astensione facoltativa spetta ad entrambi i genitori, anche congiuntamente fino al compimento degli 8 anni del bambino, per un periodo complessivo di 10 mesi, continuativi o frazionati, mentre ogni genitore non potrà superare i 6 mesi di fruizione (ad es. se la madre fruisce di 6 mesi, il padre ne potrà fruire di 4).
Il padre ha diritto all’astensione facoltativa anche se la madre non ne ha diritto (perché è disoccupata, colf, lavoratrice a domicilio), e se il padre fruisce di tale diritto per un periodo continuativo non inferiore a 3 mesi, il suo limite di 6 mesi diventa di 7 mesi e il limite massimo complessivo di fruizione tra i due genitori diventa di 11 mesi (7 mesi x il padre, e 4 mesi x la madre).
Nel caso di unico genitore il periodo di astensione facoltativa compete per 10 mesi, entro il compimento dell’8° anno del bambino.
Dal 28 marzo 2000, l’indennità per astensione facoltativa compete per un periodo complessivo di 6 mesi tra i genitori, nella misura del 30% della retribuzione (media globale giornaliera del mese precedente l’astensione obbligatoria, esclusi i ratei delle mensilità aggiuntive e degli eventuali premi) fino al compimento del 3° anno.
Il datore di lavoro deve concedere alle lavoratrici madri, durante il 1° anno del bambino 2 permessi di riposo di 1 ora, anche cumulabili durante la giornata. Il riposo è di un’ora solo se l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a 6 ore. Le ore devono essere concesse anche se non vi è allattamento, e devono essere retribuite , per conto INPS da parte del datore di lavoro.
Detto beneficio è fruibile anche dal padre lavoratore nei seguenti casi: qualora i figli siano affidati al solo padre; in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga; se la madre non è lavoratrice dipendente. In caso di parto plurimo, le ore di permesso vengono raddoppiate, e il padre può usufruire di quelle aggiuntive.
Con la nuova legge, il diritto ad astenersi alternativamente dal lavoro durante le malattie del bambino viene fissato per entrambi i genitori fino al compimento dell’ 8° anno di età. Fino al compimento del 3° anno di età del bambino non si prevedono limiti temporali di fruizione, dai 3 anni agli 8 è previsto il limite di 5 giorni all’anno per ciascun genitore.
Spero che questo articolo sia utile a molte di voi, la legge tutela le mamme e i papi facciamo in modo che venga applicata, non abbiate paura di far valere i vostri diritti!!!!
Buondì e alla prossima, non so quando….. frattanto io mi godo questo lieto evento, mamma Katia!!!!

fine

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2 pensieri su “LA MATERNITA’ E LA PATERNITA’

  1. Elvira

    Grazie Katia, tutto molto utile! Voglio dare una buona notizie a tutte le mamme materane: da qualche giorno il Comune di Matera dà un indennizzo di maternità a chi non lo riceve dall’Inps!!! Vi informeranno quando andrete a iscrivere il vostro pargoletto! 🙂

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    1. katia

      Grazie a te Elvira. …. io ho avuto l’indennizzo x Alessandro ho letto il bando e penso di poterlo ricevere anche ora !!!!

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