Archivio mensile:aprile 2014

coccole

Può capitare, per amore, per senso di responsabilità e anche un po’ per presunzione, di pensare che la tua presenza sia indispensabile, essenziale in alcuni momenti e allora ti accolli l’ònere … che poi diventa onore, di accudire un piccolo scricciolo di poche ore.

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Tu già lo ami tanto ma ora lo devi amare di più, lo devi accudire e coccolare, devi fargli capire che è tutto ok, che ora ci sei tu con lui e tutto andrà per il meglio!!!! Non importa se hai il nero nel cuore devi pulirlo deve diventare bianco perché lui è la cosa più importante adesso …
Questo è il tuo pensiero ma appena prendi lo scriccioletto in braccio, te lo porti al cuore vicino vicino e ti accorgi che il suo fiato, il suo respiro ti sta ripulendo il cuore, il nero si trasforma in bianco.
Lui è pulito, sereno, è ancora così vicino a Dio, è più vicino al cielo che alla terra tanto che è in grado di spazzare via le negatività e accudirti solo con il solo fiato.

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Senza che nemmeno te ne accorgi tutto interno a te si azzera c’è solo il profumo di bambino che ti inebria i sensi, che ti coccola e ti fa capire che è tutto ok, che ora c’è lui con te e tutto andrà per il meglio.
Poi qualcuno si avvicina a te e ti ributta nella realtà e cerca di rassicurarti, ma il tuo cuore è già rassicurato e quindi non hai più paura e confidi in Dio, sai che lui non ti ha abbandonato!!!!
Il tuo senso di responsabilità si cancella, non sei indispensabile per questo bambino, in realtà è lui indispensabile per te, senza di lui saresti sprofondata, senza il suo fiato che cancella, ripulisce, rassicura, coccola. 1

 Non puoi lasciarlo e non perché non c’è nessuno che si può occupare di lui, ma perché non c’è nessuno che si può occupare di te come lui in questo momento.
I figli arrivano direttamente dal cielo, sono una benedizione di Dio e io questa benedizione me la sono sentita addosso viva e fresca, ha rasserenato il mio cuore e ha accudito la mia anima!!!

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W LE MOM E W I LORO FIGLI!!!!!

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La biblioteca

Durante quest’ultimo periodo è stato un po’ faticoso gestire i miei bambini, fra lavoro, malattie e impegni vari, e siccome la nostra permanenza in casa si è prolungata parecchio, ci siamo fatti una piccola “cultura” anche in tema “televisione”, che qui da noi in tempi normali è quasi sempre spenta.

Infatti, contrariamente al solito, ho dovuto concedere a mia figlia malatina e un po’ debilitata un po’ più di cartoni animati, e lei ha voluto guardare quasi sempre “Peppa pig”.

Adora questo cartone, e devo dire che piace anche a me perché dà risalto a valori familiari come quello dell’importanza dei nonni, degli amici e della condivisione che spesso sono messi da parte e di cui non si parla quasi più. Io e i miei figli lo guardiamo insieme e spesso, ultimamente, hanno trasmesso la puntata sulla biblioteca.

A Sofia l’episodio è piaciuto molto e così le ho anche regalato il relativo libro e si incanta a vedere quegli scaffali pieni zeppi di libri perché le ricordano la mia libreria nel corridoio di casa. Spesso mi chiede se tutti quei libri sono anche suoi ed è felice della mia risposta affermativa.

Abbiamo anche iniziato a creare una piccola libreria personale nella sua cameretta e mi fa tenerezza perché spesso prende un libro e lo “legge” al fratellino piccolo (ormai li sa tutti a memoria, quindi sembra proprio che li legga).

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Si sa che la curiosità è propria dei bambini, e quindi, siccome voleva sapere com’è una vera biblioteca, ho deciso di accompagnarla un pomeriggio nella nostra biblioteca cittadina, che io amo tanto e che per tanti anni è stata il mio “rifugio”. Ovviamente, stavolta, la destinazione è stata il settore ragazzi, o meglio, gli scaffali della sezione “pinocchio”, per bambini. Arrivati, mia figlia con molta disinvoltura si è seduta su uno sgabellino vicino agli scaffali e ha iniziato a prendere qualche libro per sfogliarlo e guardare le figure. Io intanto cercavo qualcosa di adatto a lei e ai suoi gusti attuali.

Ci sono tali e tanti libri che c’è l’imbarazzo della scelta e ci sono anche diverse collane, da quella della famiglia Orsetti a quella delle favole classiche…

Un libro più di tutti, però, ha colpito l’attenzione di mia figlia: i libri di Pingu.

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Pingu è un pinguino molto birichino ma buono, protagonista dell’omonimo cartone “muto” che ogni tanto abbiamo visto in tv nei periodi di malattia, che quest’anno sono stati piuttosto lunghi. Mia figlia ha preso subito un libro della collana, l’abbiamo letto e poi lo abbiamo portato a casa e da allora ogni volta che si va a fare la nanna lo dobbiamo leggere; ciò significa due volte al giorno. Dopo aver tenuto il libro a casa due settimane, lo abbiamo riportato insieme in biblioteca perché volevo capisse che i libri presi in biblioteca non sono nostri, ma si prendono in prestito, si leggono e poi si riconsegnano perché altri bambini possano poi leggerli. Era un concetto per lei inconcepibile, ovviamente, perché è nell’età in cui tutto ciò che vede è suo.

Ma, complice anche il cartone di Peppa pig, ha capito bene il concetto del “restituire”… anzi, ogni tanto mi ricordava che dovevamo riportare il libro perché temeva che la “signora della biblioteca” potesse dire che siamo un po’ “distrattone” per essercene dimenticate!

Quindi, ora tra le mete delle nostre passeggiate c’è anche la biblioteca, dove andare a trascorrere anche solo un’oretta in relax, avvolte dal profumo di libri e immerse in storie fantastiche..

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Annunciazio’, annunciazio’…

…. Mercoledì 23 aprile e Martedì 29 aprile dalle 16 alle 19 è aperto il Mercatino di MOM.

Cos’é? Non lo sapete ancora? Ve lo devo proprio spiegare? Non ha bisogno di presentazioni, basta farsi un giretto nei Sassi (che già questa cosa vale la pena di essere fatta!) e giunti in piazza San Pietro Caveoso, volgendo lo sguardo sulla destra (se si è scesi dall’ingresso di Sant’Agostino) o sulla sinistra (se si è scesi dalla Provincia) ci sono 10-13 gradoni e poi la porticina verde del Mercatino MOM. Venite ed è tutto chiaro.

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Vabbè, se proprio proprio lo volete sapere mo ve lo spiego io il Mercatino.

Voi avete scatoloni di vestiti dismessi dei vostri figli? Pile di libri di quando erano più  piccini? Giocattoli finiti nel dimenticatoio? Scarpe che non entrano più e molto altro ancora? Portateli al mercatino!

download (1)Voi avete bisogno di comprare un fasciatoio e non volete spendere una grossa cifra? Vostra madre deve prendersi un lettino da campeggio per ospitare egregiamente il nipotino in casa sua? Dovete comprare delle ciabattine estive? Un ombrello e un impermeabile per la pioggia? Calze? Vestiti pre-maman e molto altro ancora? Comprateli al mercatino!

Avete voglia di curiosare tra gli oggetti? Voglia di vedere che fanno in questo posto? Conoscere come funziona? Prendervi una tisana gratis? Scambiare due chiacchiere? Conoscere altre mamme e molto altro ancora? Venite al mercatino!

imagesMi rendo conto che non ho descritto tutto a regola d’arte, ma spero di essere stata convincente. Le informazioni serie potete trovarle nell’evento fb: https://www.facebook.com/events/1427937327455952/

E se non siete iscritti a fb, eccovi accontentati:

L’associazione MoM – Mamme Materane all’Opera organizza il mercatino di vendita/scambio/regalo di articoli premaman e abbigliamento, giochi e altro dedicato ai bambini di 0-12 anni

DOVE? Il mercatino si terrà nei locali dell’associazione, siti in Rione Pianelle presso Piazza San Pietro – Sasso Caveoso – Matera .

QUANDO? 23 e 29 Aprile – ore 16-19,00
E’ necessario recarsi in loco almeno 30 minuti prima dell’inizio del mercatino per allestire il proprio tavolo (ore 15,30)
Si ricorda che nei giorni del mercatino nei Sassi è possibile accedere con la propria auto.

COME FARE PER PARTECIPARE?
Possono partecipare sia per la vendita che per l’acquisto solo i soci dell’associazione MOM. E’ possibile tesserarsi prima dell’avvio del mercatino, nella stessa mattinata. La tessera socio 2014 è di 10 euro. I posti sono limitati e pertanto per poter esporre la propria roba da vendere è necessario prenoatrsi.

DI COSA SI HA BISOGNO?: Ogni MoM venditrice deve munirsi di tavolino, stuoia o altro appoggio per poter allestire la propria “bancarella”.

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Qualora si volessero donare giochi o capi di abbigliamento a MoM per la creazione di un fondo cassa per sostenere le iniziative organizzate dal gruppo, sarà presente una mamma che si prenderà in carico gli oggetti e ne gestirà la vendita a prezzo simbolico fino a fine mercatino. La donazione di più capi e giochi darà diritto ad uno sconto sul tesseramento 2014.

Info Anna 349 43 14 283
Tina Festa

Per finire, qui  trovate un resoconto mio personale di un appuntamento del Mercatino di qualche mese fa. Vi aspettiamo….anche solo per vederci!

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alla ricerca del bottone perduto

Mia figlia aveva 7 giorni quando siamo tornati in ospedale per un controllo. Era nata 21 giorni prima del termine e volevano verificare che crescesse bene.

Qualche giorno prima del parto, credendo di avere ancora tempo, abbiamo ordinato un trio (passeggino, ovetto, navicella) su internet che  è arrivato mentre ero in ospedale.

Il mio compagno aveva letto le istruzioni, imparato a montarne i vari pezzi e a smontarli. Poi lo aveva richiuso, messo in macchina mia e fatto giustamente sparire il libretto delle istruzioni dichiarandomi solo: “è facile”.

Il primo giorno che toccava a me usare questo attrezzo era proprio quello della visita di controllo. Essendo  mercoledì mattina, lui era a lavoro a Potenza quindi ho chiesto ai miei fidi accompagnatori (madre e padre) di venire con me e babyb al controllo. Mi ricordo che la sera prima e ancora la mattina stessa  avevo chiesto a Carmine: “mi spieghi come si montano e smontano  navicella e telaio?” risposta “è facile. Ti laureata col massimo dei voti vuoi vedere che non sarai in grado di spingere un bottone? Tu cerca il bottone rosso che sta là e succede tutto da solo”. Scettica ma forte di questo bottone, la mattina mi sono recata in ospedale.

Una volta parcheggiato, le operazioni di montaggio sono state complesse ma non impossibili. Effettivamente con un minimo di senso pratico e logica si poteva riuscire e infatti abbiamo messo su l’ambaradam accorgendoci poi al primo dislivello del pavimento che la navicella non era incastrata ma solo poggiata. Vabbè…poco male. ho spinto forte e TAC. Incastrata.

La visita tutto ok, la bambina cresce bene continua con l’allattamento a richiesta niente acqua niente tisane niente camomilla solo tetta. Ciao ci vediamo.

Mio padre ci aspettava là davanti già con lo sportello della macchina aperto (illuso!).  “mah, chiudiamo sto coso e sciamaninn. Com si chiud?”  “eh boh papà. Disc che è facile. Cerchiamo un bottone rosso. Aspè che chiamo Carmine”. Ovviamente nessuna risposta. “aspè che chiamo un’amica mia che ce l’ha uguale”    “allora Angela tu praticamente devi cercare un bottone rosso GRANDE. Lo spingi e si stacca la navicella. Poi ce n’è un altro rosso piccolo, lo spingi e si chiude il telaio”

Ok papà ce la possiamo fare. Dopo 10 minuti di ricerche vane mio padre era steso per terra a guardare da sotto se stava un bottone rosso e io iastimavo. Nel frattempo si era radunato un capannello di esperti attorno a noi e tutti volevano provare. “provo io che l’ho visto fare una nipote mia”. Niente. Avanti il prossimo. “provo io che sono giovane e forte e mal mal u smont.” E mio padre “scusa giovane, puoi spegnere la sigaretta mentre ci aiuti”.  E intanto chiamate a Carmine e niente. E intanto 50 gradi sotto il sole e intanto mia figlia ha iniziato a piagnucolare che voleva la tetta. Trascorsi 45 minuti e avendo provato TUTTI i presenti a fare qualcosa abbiamo deciso di metterlo in macchina così: aperto e montato. Allora sempre grazie a dei giovani passanti sigaretta-muniti, abbiamo abbassato i sedili di dietro della macchina e infilato dentro il passeggino tutto montato rendendoci conto che con me alla guida e Bianca in braccio a mia madre non c’era più posto per mio padre. Il quale, sudato e palesemente nervoso, non voleva dover prendere il pullman per tornare a casa quindi si è fatto minuscolo e messo dietro tra gli ingranaggi del passeggino.

Nel tragitto verso casa l’immagine nello specchietto retrovisore di mio padre diventato tutt’uno col passeggino mi ha fatto venire la “strigna” isterica e niente. Io non riuscivo più a guidare per le risate e mio padre e mia madre idem. Sulla strada ci siamo fermati da Arcobaleno dove lavora una mia conoscente. Le ho chiesto di venire fuori ad aiutarci, mio padre si è disincastrato e abbiamo tirato fuori il passeggino. Lei ha sollevato il bordo della copertura della navicella, ci ha mostrato il bottone rosso, l’ha spinto e la navicella si è staccata. Dopodichè chiudere il telaio è stato un attimo. Noi l’abbiamo guardata sbalorditi e giù altri 10 minuti di grasse risate. Arrivati a casa, sfatti, sudati e divertiti abbiamo ricevuto la chiamata di Carmine: “che volevi che ho trovato 150 chiamate perse???”

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Giovedì Santo: i sepolcri

downloadVoglio spiegare, a chi non lo sapesse ancora, come si fanno i cosiddetti sepolcri del Giovedì Santo, e per chi invece lo sa già, risulta un rinfrescamento di memoria.

 

Mi rendo conto che postarvi quest’articolo oggi può risultare inutile. Allora mettetela così: può essere una pratica che se iniziata adesso darà una spiegazione ed un senso ai vostri bimbi se ve ne chiederanno conto guardando i sepolcri in visita nelle chiese, oppure è un rimando alla Quaresima del prossimo anno, perché non vi trovi impreparati.

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Cosa sono.

Innanzitutto un breve cenno al significato (per rispondere a quei bimbi cervelloni che vogliono sapere tutto). Il termine “Sepolcro” è utilizzato nella tradizione e nel linguaggio popolare per chiamare gli altari della reposizione (il luogo in cui, nella liturgia cattolica, viene riposta e conservata l’Eucaristia al termine della messa vespertina del Giovedì Santo): soprattutto nei centri dell’Italia meridionale, dove con il termine “andare a fare i sepolcri” si intende proprio il visitare, a partire dal pomeriggio, il sepolcro di Cristo addobbato. L’usanza, non certificata dalla dottrina, è che ogni fedele visiti da cinque (quante sono le piaghe di Cristo) a sette (quanti sono i dolori della Madonna) di questi allestimenti in varie chiese vicine, compiendo il cosiddetto giro “delle sette chiese” o “sepolcri”. In molte regioni di Italia, sempre soprattutto al Sud, questi altari vengono addobbati con piattini e ciotole con germogli di grano o legumi

 

Cosa occorre.

Piattino di plastica (in alternativa vassoio di alluminio, ciotola…), ovatta, semi di grano o legumi, acqua, carta crespa, forbici, fiori di prato.

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Come procedere.

I germogli crescono della misura “giusta” (10 cm d altezza) in circa 20/25 giorni ma è usanza iniziare la pratica con il principio della Quaresima.

Occorre rivestire il fondo del supporto scelto (piattino o altro) di ovatta dello spessore di circa 2 cm, quindi vanno cosparsi i semi avendo cura che siano ben distanziati. Per mia esperienza ho scelto le lenticchie perché attecchisce in condizioni tremende, come bambini che la toccano o che la annaffiano a dismisura e purtroppo i miei hanno abbondato con i semini ignorando la regola della distanza (ma d’altronde non si dice che le regole sono fatte per essere infrante?). Quindi ho dato il via libera a loro di svuotarvi sopra un bicchiere di acqua (il quantitativo dipende dalle dimensioni del vostro “sepolcro”, il concetto è che l’ovatta dev’essere sufficientemente bagnata, tanto da appiattirsi, ovviamente l’acqua dev’essere contenuta in essa e non fuoriuscire). A questo punto tutto quello che occorre fare è osservare le piantine che si trasformano giorno dopo giorno avendo cura che il nostro terreno speciale sia sempre umido.

download (2)La tradizione vuole che questi germogli debbano essere chiari, di un colore giallino, quasi simile a quello del grano, dal quale si trae la farina e quindi l’ostia che simboleggia il corpo di Cristo. Per far si che questa condizione avvenga, occorre riporre il sepolcro una volta preparato in un luogo buio (un ripostiglio ad esempio).

 

Come presentarli.

Vanno riposti come detto il Giovedì Santo ed in quest’occasione è consuetudine abbellire il sepolcro in varie forme. Una maniera molto semplice richiede che il vassoio sia adornato di carta crespa (o ancora piu’ semplicemente avvolgervi un nastro di raso come in foto), da tagliare della misura del perimetro del vassoio e finire con l’inserimento tra i germogli, di fiori raccolti nei campi o nelle aiuole.

download (1)Sembra un’attività di poco conto e sicuramente è una tradizione molto bella che in pochi centri d’Italia sarà rimasta (a Matera sicuramente sì) ma è un’attività che piace e dà soddisfazione ai bambini perché si prendono cura delle piantine e quando le vedono crescere, sono soddisfatti che il loro impegno di tenerle al buio e averle dato acqua, abbia portato a questa nascita. Ci racconteranno che era solo un semino, adesso è una bella piantina e il merito è loro e della natura.

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La figura di attaccamento. Sorriso, vocalizzi, pianto.

Sin dai primissimi giorni di vita il neonato possiede un’innata capacità e tendenza ad orientare il proprio capo verso le fonti sonore, in modo molto marcato verso suoni come la voce, in particolare se questa è femminile. Le sue reazioni a questi suoni lasciano intendere che prova un certo benessere nel sentirli. Inoltre il bimbo di poche settimane reagisce istintivamente, ruotando il capo verso la direzione di una stimolazione tattile se questa avviene in una zona prossima alle estremità della bocca. In questo modo la rotazione del capo che ne consegue, se il piccolo è preso in braccio dalla madre, fa trovare la sua bocca nella posizione necessaria per la suzione del capezzolo. Il bambino, oltretutto, si trova durante la suzione faccia a faccia con la madre.

Foto di Tatiana Vdb

Un altro comportamento base di cura è il sorriso. Lo sviluppo del sorriso si suddivide in quattro fasi differenti. La prima fase è quella del “sorriso spontaneo e riflesso”, che si manifesta in modo marcato a partire dalla quarta/quinta settimana di vita. Esso è attivato da un ampio spettro di stimoli come voce, volto, contatto fisico ecc. La seconda fase viene detta di “sorriso sociale non selettivo” ed esordisce dalla quinta/sesta settimana di vita. Esso è attivato in modo particolare dai volti e dalla voce. Il fatto che venga espresso nel momento di un contatto visivo con un volto di una persona attiva in quest’ultima comportamenti giocosi e amichevoli verso il piccolo.

Foto di Neil Coleman

Successivamente il sorriso diviene ulteriormente selettivo. Col “sorriso sociale selettivo” il bambino, che ha un’età di circa tredici settimane, diviene ancora più discriminante rispetto alle persone a cui risponde con un sorriso, anche grazie ad una sua maggiore capacità di mettere a fuoco i volti ad una certa distanza. Infine abbiamo la “reattività sociale differenziale”: tra il sesto e l’ottavo mese il bambino reagisce con un sorriso solo a visi reali (e non anche a disegni o foto come prima) e in modo molto marcato a quelli conosciuti. Il sorriso è accompagnato, oltretutto, da vocalizzi e dal movimento di braccia e gambe che ottemperano a una funzione di interazione sociale.

Anche la vocalizzazione ha la funzione di attivare e facilitare comportamenti di socializzazione con la madre e gli altri che si prendono cura del piccolo. Già a quattro mesi il bambino è in grado di emettere una grande varietà di vocalizzi e tonalità che rendono più comprensibile, per la persona che ascolta, il suo stato d’animo e le sue necessità.

Foto di Sean Dreilinger

Il comportamento che probabilmente più di tutti consente al bambino di raggiungere lo scopo di avvicinare e avere contatto con la madre è il pianto. Infatti si assiste, generalmente, ad un’attivazione immediata da parte della madre di un suo avvicinamento e/o ricerca del piccolo quando piange. In particolare la madre è in grado di distinguere ciò che il piccolo vuole esprimere con questo strumento di comunicazione. Inizialmente si possono avere tre tipi di pianto: per fame, rabbia e dolore; quest’ultimo può essere non solo fisico ma anche emotivo, come ad esempio il sentimento di solitudine che il piccolo dimostra di provare già al terzo mese di vita. Vi è poi un quarto tipo di pianto indotto da neuropatologie. Nella stragrande maggioranza dei casi il pianto induce nella madre un comportamento consolatorio verso il bambino che è tanto più efficace quanto più prevede il contatto fisico. Infatti per scala di efficacia troviamo al primo posto il cullare, in seguito la suzione non alimentare, che se non prevede surrogati del capezzolo implica un contatto fisico, e in ultimo abbiamo la voce, il sentir parlare. Crescendo, il piccolo diviene maggiormente consapevole dell’ambiente che lo circonda ed è in grado già a dodici mesi di prevedere o immaginare la possibilità che si verifichi un evento spiacevole, e a questo può rispondere col pianto. Dopo alcuni mesi, infatti, si modificano le situazioni che attivano il pianto nel bambino. Tra queste compaiono, verso il sesto e il nono mese di vita, quelle situazioni in cui il bambino perde di vista la madre o la vede allontanarsi, oppure incontra un estraneo che gli si avvicina troppo.

In questo stadio dello sviluppo ai primi tre fattori scatenanti il pianto se ne aggiunge uno nuovo: la paura, che può essere indotta da forti rumori, dalla presenza di persone sconosciute, dal vivere situazioni nuove o variazioni ambientali improvvise (forti variazioni di luce, di suoni ecc.). Prima di descrivere più nel dettaglio le reazioni del bambino alla paura voglio accennare agli aspetti che caratterizzano la focalizzazione, da parte del bimbo, del suo attaccamento verso una persona particolare.

In linea generale i comportamenti che indicano un attaccamento particolare nei confronti di una persona, molto spesso la madre, sono i seguenti: il bambino protesta in caso di un suo allontanamento, saluta quando questa ricompare e, infine, utilizza la stessa come base per partire ed esplorare l’ambiente circostante. Più precisamente, dagli studi condotti dalla ricercatrice Mary. D. S. Ainsworth, emergono tredici comportamenti specifici che si vanno a collocare in momenti differenti dello sviluppo.

1- Vocalizzazione: questa attività, come detto prima, risulta più intensa nel momento in cui il piccolo entra in contatto con la madre a partire dalla quarta e quinta settimana di vita.

2- Il pianto del bambino viene interrotto quasi esclusivamente se è la madre a prenderlo in braccio. Questo avviene a partire dalla nona settimana di vita.

3- Quando la madre si allontana, uscendo da una stanza, il piccolo può mettersi a piangere; lo stesso non avviene se ad allontanarsi è un estraneo. Quindicesima settimana di vita.

4- Anche il sorriso viene molto più intensamente attivato se lo stimolo visivo, uditivo ecc. è rappresentato dalla madre. Tredicesima settimana.

5- Se il bambino è tenuto in braccio da un estraneo, il suo sguardo rimane orientato verso e sulla madre. Diciottesima settimana.

6- Intorno alla ventunesima settimana il bambino saluta in modo caratteristico la madre quando ritorna da un periodo di assenza. Il bambino le dimostra tutta la sua felicità nel rivederla e voglia di contatto sorridendo e vocalizzando intensamente, agitandosi e alzando le braccia verso di lei. Se è già in grado di andare carponi le si avvicina.

7- In presenza di altri estranei nella stanza oltre alla madre, il bambino tenderà comunque ad andare quasi esclusivamente verso di lei. Ventottesima settimana.

8- Se la madre si allontana dalla stanza il bambino tende a seguire lei e non altre persone. Ventiquattresima settimana.

9- Intorno alla ventiduesima settimana il bambino ha la tendenza ad arrampicarsi sulla madre, esplorandone il viso, i capelli, la persona in genere. Non fa’ altrettanto con gli estranei.

10- Verso la ventottesima settimana il piccolo ha la tendenza, una volta arrampicatosi sulla madre di ritorno dalle sue esplorazioni, a nascondere il suo viso nel grembo materno o in altre parti della sua persona.

11- Sempre tra il settimo e l’ottavo mese, il bambino inizia ad utilizzare la madre come “base sicura” per partire ad esplorare l’ambiente che lo circonda. Di tanto in tanto egli ritorna dalla base sicura. Non si osserva lo stesso comportamento nei confronti degli estranei.

12- Dall’ottavo mese il bambino cerca esplicitamente la madre quando ha bisogno di essere consolato. Di fronte ad uno stimolo spaventoso, dal quale il bambino è allarmato, egli si allontana il più rapidamente possibile correndo verso la madre, ignorando eventuali altre persone presenti nello stesso spazio.

13- Tra il nono e il dodicesimo mese, l’azione di aggrapparsi alla madre quando il bambino è spaventato, stanco, affamato o non sta bene diventa particolarmente intensa ed evidente.

La differenziazione di comportamenti di attaccamento tenuti dal bambino verso le persone che lo circondano risultano poco evidenti entro i primi quattro/cinque mesi, mentre a partire dal sesto mese diventano sempre più chiari. Se è vero che nella stragrande maggioranza dei casi la figura principale di attaccamento sarà per il bambino la madre, vi possono essere circostanze in cui tale ruolo venga svolto da altre persone come il padre o i nonni, per esempio quando la madre non sia presente.

Tuttavia nelle normali condizioni di accadimento, ovvero quando vi sia la presenza di entrambi i genitori, l’attaccamento principale sarà inizialmente verso la madre.

Un bambino a nove/dodici mesi, comunque, ha già creato legami di attaccamento con le altre persone della propria famiglia , legami che risultano disposti in ordine gerarchico di preferenza a seconda degli stati d’animo vissuti nelle esperienze quotidiane. In particolare, in caso di malessere è molto probabile che faccia riferimento alla madre o ad un eventuale suo sostituto. Nelle situazioni di agio, come durante il gioco, il bambino può affidarsi ad altre figure di riferimento come i fratelli maggiori o addirittura coetanei (a seconda dell’età). In quest’ultimo caso è possibile osservare la differenza di attaccamento che il bambino può avere tra il compagno di gioco e uno che sia anche una figura di riferimento, osservando il loro modo di relazionarsi e le risposte che il primo dà al secondo e viceversa.

In linea generale il motivo per cui sarà la madre ad essere investita del ruolo di principale figura di riferimento, almeno in questa prima fase della crescita, è dato dal fatto che essa è la persona che più di ogni altra è in grado di interpretare e quindi rispondere appropriatamente alle richieste del proprio piccolo. Tuttavia possono esserci casi in cui questa condizione non venga rispettata e ciò può produrre notevoli conflitti tra madre e figlio, dando luogo a una serie di complicazioni in termini di sviluppo della personalità del bambino. Di ciò, però, discuterò oltre. Tornando al discorso degli attaccamenti multipli va considerato che, diversamente da quanto si potrebbe pensare, il numero di persone significative con cui un bambino è in grado di creare legami è indice di un buon grado di relazione dello stesso con la madre o figura di riferimento principale.

Infatti, un bambino insicuro nella relazione con la propria madre (o sostituto) non sarà generalmente in grado, o comunque sarà in forte difficoltà secondo la teoria dell’attaccamento, nel creare legami duraturi e significativi con figure differenti da lei. Una parte di spiegazione a questa dinamica è attribuibile al fatto che il piccolo non vivrà serenamente e con sicurezza i momenti di separazione dalla madre.

Foto di DFID

 

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