Il lavoro nobilita l’uomo.. sicuro?

Ieri mi è stato detto da alcuni veneti che a noi qui al sud ci piace così: non lavorare e prendere l’assegno di disoccupazione. Quando sento queste frasi qualunquiste, superficiali e con un leggero ghigno razzista mi scatta una specie di istinto manesco che riesco a domare solo con l’ironia.

È difficile far capire a queste persone che lavorare senza percepire uno stipendio non è facile, cioè ad un certo punto è pressoché impossibile. È difficile far capire loro che pagare un nido e un mutuo e le bollette e fare sacrifici per coprire turni a lavoro senza ricevere il giusto compenso mensile è frustrante e demotivante, è impossibile mettere nella testa di uno che crede che qui a sud siamo solo “butroni” senza speranza, che la voglia di lavorare non è mai mancata ma quello che manca sono le condizioni tali per cui il posto che vai a coprire sia degno di essere chiamato lavoro.

Quand’è che si è smesso di regalare dignità ai lavoratori? Quand’è che la fantomatica “crisi” è diventata l’unica ragione in virtù della quale tutto si muove o non si muove? Quand’è che abbiamo cominciato ad accettare qualsiasi condizione lavorativa perché “tanto fuori da qui non c’è niente?” quand’è che chi ci offre un lavoro ha pensato bene di offrircelo quasi sempre gratis o molto vicino alla miseria perché “megghj cuss d nudd”?

Mi facevano rabbia quelle che restavano incinte e si mettevano in maternità dal primo giorno di gravidanza  fino all’anno del bambino usufruendo di tutto l’usufruibile per non tornare a lavoro.

Mi facevano rabbia finché non è capitato a me. Che sono mancata dal lavoro solo per 6 mesi , 3 per gravidanza a rischio e 3 obbligatori post partum.

Sono tornata a lavoro che mia figlia era uno scricciolo. La mattina mentre la allattavo mi tiravo il latte. Se quel biberon non bastava (non bastava quasi mai!) mio padre ad un certo punto mi portava Bianca in ufficio per allattarla.

Oggi, col senno di poi, quando penso al fatto che mi sono separata da lei così presto e per tornare a lavoro dico: “ma chi me l’ha fatta fare???”.  Non è che qualcuno mi abbia detto grazie o mi abbia mai chiesto: “ma tua figlia dov’è? con chi sta? dove sta?”. Era semplicemente scontato che andasse così. Io l’ho potuto fare perché ad aiutarmi c’erano 4 nonni in salute e in pensione. Ma come fanno quelli che non hanno nessuno??

Non voglio rovinarmi la domenica di sole con questi loschi pensieri ma il lavoro è ovviamente una parte centrale nella vita delle persone, sia che lo si abbia sia che lo si stia cercando. E questa storia, non totalmente autobiografica, ci ricorda che forse è finita l’epoca del “megghj cuss d nudd”. Almeno  per me.

p.s. se vi va sentitevi ‘sta canzone. io l’adoro. ciao mamme!!

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Un pensiero su “Il lavoro nobilita l’uomo.. sicuro?

  1. Renata

    Cara Angela io che non avevo nessuno che mi aiutava ho portato la mia piccolissima al nido, tra altre braccia che non erano le mie………la cosa più straziante era quel telefono che ad ogni squillo era una pugnalata al cuore……però è passata ……….. mi ha aiutato mia figlia, che non si è mai ammalata e mio marito che ha imparato subito cosa vuol dire essere papà con la lettera maiuscola…….ora qualcuno mi dice e…….. un altro figlio??? Be alla mia età non sono sicura di farcela ancora!!! Un bacio Renata

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