ABORTO: “DECIDONO LE DONNE…..”

L’aborto è uno degli argomenti delicati di cui trattare perché abbraccia tanti aspetti della vita la libertà, la moralità, la cultura……Una donna che sceglie di ricorrere all’interruzione della gravidanza, qualunque ne sia il movente, deve essere libera ed autonoma partendo dal presupposto che tale tipo di scelta rappresenta una delle più emotivamente dure che si possano prendere nell’arco di una vita!!!

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In Italia la legge sull’aborto risale ad anni piuttosto recenti. Prima del 1978 la disciplina penale considerava l’aborto provocato intenzionalmente come un grave reato, per il quale erano previste sanzioni piuttosto severe contenute nel titolo X del libro II del codice penale.
Tuttavia la Corte Costituzionale, pur ritenendo che “la tutela del concepito ha fondamento costituzionale”, art. 2 della Costituzione in difesa dei diritti inviolabili dell’uomo, si espresse in favore dell’interruzione della gravidanza se giustificata da motivi molto gravi con la sentenza n. 27 del 18/2/1975. Fu questo il primo passo verso una visione più moderna, aprendo di fatto la strada verso la nuova disciplina sull’aborto. Invero, tre anni dopo, più precisamente il 22/5/1978, veniva definitivamente approvata la legge sull’aborto n. 194, secondo la quale decadevano i reati previsti dal titolo X e si consentiva l’interruzione della gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione, nei casi in cui la sua prosecuzione costituisse gravi rischi per la salute psico-fisica della donna.
La legge sull’aborto 194/78 contiene le “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, attraverso le quali lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconoscendo il valore sociale della maternità e tutelando la vita umana sin dal suo inizio.
Per poter effettuare la procedura di aborto la donna deve avere un colloquio preliminare con un medico, che esamina insieme a lei e al padre del concepito – ove la donna lo consenta – i motivi della richiesta, la informa dei suoi diritti e sulle opzioni alternative e la invita a riflettere per 7 giorni. Trascorso questo periodo la gestante potrà recarsi in una delle strutture che effettuano l’intervento: presentando un certificato rilasciato dal primo medico, che attesti l’avvenuto colloquio, potrà dunque interrompere la gravidanza
Come detto, per ricorrere all’IVG devono sussistere alcune condizioni fondamentali secondo le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna. Tra le cause che possono mettere in pericolo la condizione della gestante sono annoverate non solo quelle che riguardano il suo stato clinico, ma anche le sue condizioni economiche, sociali o familiari, le circostanze in cui è avvenuto il concepimento o previsioni di malformazioni del nascituro.
L’aborto provocato viene effettuato da un medico del servizio ostetrico-ginecologico presso un ospedale generale oppure presso uno degli ospedali pubblici specializzati. Essendo stata ammessa dalla legge sull’aborto l’obiezione di coscienza da parte dei medici, questi devono esprimersi preventivamente circa l’accettazione di queste norme; i medici possano ricorrere all’obiezione di coscienza nel caso ritengano l’aborto contrario alle loro convinzioni morali o religiose. Tuttavia il personale non può rifiutarsi di procedere all’intervento quando la vita della donna è in imminente pericolo. Inoltre l’obiezione si applica solo alle procedure specificamente dirette all’interruzione di gravidanza, e non alle attività di assistenza antecedente e conseguente l’operazione.
La richiesta di interruzione della gravidanza viene fatta personalmente dalla donna. Nel caso in cui la donna sia di età inferiore ai diciotto anni, per l’interruzione della gravidanza è richiesto l’assenso di chi esercita su di lei la potestà o la tutela.
Tra le motivazioni principali che avevano portato all’istituzione della legge 194/78 riguardavano soprattutto la diminuzione degli aborti terapeutici e di quelli spontanei e inoltre l’assistenza delle donne che sempre più spesso ricorrevano ad aborti clandestini. La legge si proponeva inoltre di favorire la procreazione cosciente e di aiutare la maternità!!
Dopo questo breve excursus legislativo sull’aborto, spiegando come la nostra nazione si sia evoluta in merito all’autodeterminazione delle donne, vorrei introdurre un argomento che da giorni turba la nostra Regione.

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Un vespaio di ovvie polemiche ha provocato la proposta di legge, a mio dire “assurda”, presentata dai “nostri” consiglieri regionali Aurelio Pace e Luigi Bradascio, un “Fondo per la Vita” che, attraverso l’erogazione di 250 euro al mese, tutelerebbe le donne che rinunciano ad abortire.
“Un problema reale della nostra società è il notevole calo demografico che si registra a livello nazionale ma ancora più in particolare a livello della nostra Regione. A ciò contribuisce anche l’interruzione volontaria della gravidanza permessa dalla legge 194/78 che, al di là di ogni considerazione etica e ideologica, costituisce un trauma che interpella tutti, cattolici e laici”. Questo è l’incipit della relazione della proposta di legge denominata “Misure di sostegno sociale alla maternità e alla natalità” di iniziativa dei suddetti consiglieri.
In una sorta di delirante ottimismo, i due consiglieri scrivono nell’articolo 1 che “La presente legge si prefigge di tutelare la maternità e la vita umana fin dal concepimento e di garantire interventi di sostegno alla maternità e paternità e al benessere del bambino, rimuovendo le cause di ordine sociale, psicologico ed economico che possono ostacolare una procreazione consapevole e determinare l’interruzione della gravidanza”. Problemi sociali, psicologici ed economici, insomma, rimossi col potente colpo di spugna di 250 € mensili; si tratta di una proposta a dir poco oscena: quelli che credono di occuparsi di tutela della maternità dovrebbero ripensare seriamente al proprio ruolo ed accorgersi di essere inutili e fuori luogo se convinti che la scelta della vita può passare per la modica cifra di 4500 € suddivisa in piccole e comode rate mensili!!!!!!
Mettendo in discussione il diritto all’autodeterminazione sancito con la legge 194/78 e sminuendo la portata di un provvedimento che ha rappresentato per le donne una grande conquista, questa proposta rappresenta una visione maschilista e retrograda della condizione e del ruolo della donna.
Mi auguro che tale proposta rimanga tale per poter garantire a tutte le donne lucane la difesa della libertà di scelta e del diritto all’autodeterminazione, la cui primaria manifestazione è nel diritto alla salute nonché nelle scelte riproduttive!!!!
Buondì mamma Katia!!!

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2 pensieri su “ABORTO: “DECIDONO LE DONNE…..”

  1. Angela Minervini

    La verità è che una nuova vita, un bambino, non ha un valore definibile. Sicuramente 250 euro sono una cifra irrisoria, ma l’aborto (ossia l’UCCISIONE di questa nuova vita) toglie completamente valore a questo grande miracolo!

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