Il cognome dei nostri figli……

Finalmente…..è un tema molto delicato ma davvero importante per l’evoluzione del nostro Paese…condivisibile o no l’Italia si è svegliata e ha risposto a Strasburgo: “Il figlio potrà avere il cognome della madre”.

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A qualche giorno dalla sentenza di Strasburgo che ha condannato l’Italia per la consuetudine a trasmettere unicamente il nome di famiglia paterno e dopo le parole del premier Enrico Letta a favore di un’innovazione della legislazione, governo e Parlamento si muovono, pronti ad intervenire sul cognome della madre.
La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che i genitori hanno il diritto di dare ai propri figli anche il solo cognome della madre. Strasburgo ha così condannato l’Italia per aver negato a una coppia tale diritto. Nella sentenza, che diverrà definitiva tra 3 mesi, i giudici hanno riscontrato una violazione dell’articolo 14 della Convenzione in combinato disposto con l’articolo 8. Ora indicano dunque che il nostro Paese «deve adottare riforme» legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata. Adeguare in Italia le norme sul cognome dei nuovi nati è un obbligo!!!!
A fare ricorso alla Corte di Strasburgo sono stati i coniugi milanesi Alessandra Cusan e Luigi Fazzo, genitori di Maddalena. La coppia fin dal 1999, quando lo Stato italiano gli impedì di registrare la figlia all’anagrafe con il cognome materno anziché quello paterno, si è battuta per vedersi riconosciuto questo diritto. Invero i coniugi avevano obiettato che tale rifiuto andava a ledere il loro diritto alla vita privata e familiare e che le autorità italiane stavano di fatto discriminando uno dei due coniugi, non tutelandone la parità dei diritti. Alessandra Cusan e Luigi Fazzo cominciano così un lungo percorso tra tribunali e ricorsi, arrivando fino alla Corte Costituzionale che osservò come l’imposizione del cognome paterno appartenesse a una concezione patriarcale della famiglia, non compatibile con il principio di parità tra uomo e donna che, in Italia, è sancito dalla Costituzione. Ma la Corte Costituzionale e la Cassazione dovettero comunque dichiarare la questione «irricevibile»! Mentre i genitori di Maddalena, arrivavano a sottoporre il proprio caso ai giudici di Strasburgo, a Roma si cominciava a presentare diversi progetti di legge per modificare gli articoli del Codice Civile che disciplinano le regole sul cognome. La cosa, però cadde nel vuoto………. fino alla sentenza della CEDU.

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Ora i giudici della Corte di Strasburgo riconoscono la discriminazione tra coniugi e il non rispetto della vita familiare e privata compiuta dallo Stato italiano nei loro confronti. I giudici sostengono che «se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l’inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne». Nella sentenza i giudici sottolineano anche che la possibilità introdotta nel 2000 di aggiungere al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l’eguaglianza tra i coniugi.
La bozza di disegno di legge entrata all’esame del Consiglio dei ministri prevede che “Il figlio assume il cognome del padre ovvero, in caso di accordo tra i genitori risultante dalla dichiarazione di nascita, quello della madre o quello di entrambi i genitori”. Ciò vale anche per i figli nati fuori dal matrimonio o adottati.
Il disegno di legge, composto di 4 articoli, modifica l’articolo 143-bis del codice civile. Le disposizioni si applicano alle dichiarazioni di nascita successive all’entrata in vigore della legge.
E’ ora che anche in Italia si possa tranquillamente assegnare il cognome della mamma ai propri figli, ciò che da anni è già possibile fare in numerosi Paesi, non solo europei. Tutto ciò è espressione di modernità e di pari opportunità, anche nell’esercizio dei diritti, invero la persistente abitudine a mantenere il cognome dei padri rappresenta l’ultimo strascico di una cultura «patriarcale e sessista».
E’ una questione di civiltà, si perché ad oggi la legge italiana prevede la possibilità del doppio cognome ma solo dopo aver affrontato un percorso ad ostacoli che passa per le prefetture e solo se in possesso di «un’adeguata motivazione». Un Paese è davvero civile quando permette ai suoi cittadini di godere ed usufruire di ogni forma di libertà.

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La garanzia della libertà di scelta di entrambi i genitori rappresenta un segno di notevole evoluzione mentale, ancora troppo presto da digerire….soprattutto nelle piccole realtà, come le nostre, dove si parla di rispetto ancora per il nome del primogenito!!!
Il rispetto, a mio avviso, non è certo l’imposizione di una tradizione arcaica e discriminante!!
E’ comunque una grande vittoria per le madri! Un cognome è storia, una storia importante per ognuno di noi!!! A volte non far morire un cognome significa far continuare la storia!!!!
Buondì e alla prossima mamma Katia!

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