Le madri non sbagliano mai

In questi giorni a casa fortunatamente siamo in una fase di “quiete” e quindi non mi sono soffermata a leggere un particolare libro con i miei figli.

Però alcuni episodi che sono avvenuti mi hanno fatto venire in mente di andare a cercare  nella mia libreria un libro che ho letto quando aspettavo Sofia: “Le madri non sbagliano mai” di Giovanni Bollea, grande neuropsichiatra infantile.

Devo dire che durante le mie gravidanze non ho letto nessun libro in particolare che parlasse dell’evoluzione del bambino nel pancione…per questo mi è bastato documentarmi su internet che offre diversi siti ad hoc molto esplicativi.

Leggendo di qua e di là, però, stavo prendendo consapevolezza di una circostanza delicata: quasi tutte le future mamme attraversano un periodo, quando sta per avvicinarsi il momento del parto, in cui sentono su di sé tutto il peso e la responsabilità di ciò che sta per avvenire e iniziano a sentirsi non all’altezza del ruolo fondamentale che devono ricoprire per il resto della loro vita.

E immagino che mio marito abbia avuto così l’idea di regalarmi questo libro…proprio per “tirarmi su” e darmi quelle certezze di cui avevo bisogno in quel particolare momento.

E direi che già il titolo era tutto un programma!

Ho riletto questo libro ora che sono mamma da 3 anni e 3 mesi e bis mamma da 10 mesi,  e quindi posso dirlo con certezza. E’ vero…le madri non sbagliano mai!

Consiglio di leggere questo libro non solo alle future mamme (ma anche a coloro che sono già mamme..io l’ho trovato molto utile anche ora per alcune conferme che mi ha dato), ma anche ai futuri papà. E non solo perché anche il ruolo del padre è trattato con oculatezza ed in modo adeguato all’importanza che ricopre nella vita dei figli, quanto perché ci sono i suggerimenti per una famiglia felice.

Nonostante non sia forte e “primitivo” come quello materno, il sentimento paterno rappresenta l’aspetto sociale implicito nel concetto di famiglia perché il padre interviene quando il bambino si appresta a scoprire il mondo.

E di questo ho trovato conferma ora che mia figlia ha iniziato la sua avventura scolastica alla scuola dell’infanzia…quando va il papà a prenderla da scuola, lei è ancora più orgogliosa rispetto a quando vado io perché può “sfoggiare” il suo papà con gli altri amici mentre quando vado io prevale il sentimento di tranquillità che emana da me.

Diciamo che anche l’orgoglio del padre aumenta a dismisura quando va a scuola e vede che gli amichetti di Sofia vanno subito a chiamarla dicendole che “c’è tuo padre!”, con quel tono che lascia trasparire il timore reverenziale che si ha nei confronti di una persona autorevole.

E quella dell’autorevolezza è un’altra “chicca”. Diversa dall’autoritarietà, è fondamentale che emani dai genitori che vogliono essere ascoltati e presi d’esempio dai propri figli.

E’ molto facile essere autoritari…ben più difficile è essere autorevoli e fare in modo che i nostri figli siano desiderosi di imitare le nostre parole e le nostre azioni perché le vedono e percepiscono come buone.

Tornando alla madre, il suo ruolo è il più importante almeno nel primo anno di vita del bambino; già dalla nascita la diade madre-figlio costituisce un’entità a sé che comunica con messaggi subliminali che sono estranei al resto del mondo e solo loro possono capire.

E la mamma, tralasciando la razionalità, deve agire con il proprio istinto materno perché emozioni e sentimenti sono l’alimento della vita affettiva del bambino almeno nel primo anno.

La madre è punto di riferimento che nutre, ama, cresce ed educa il proprio bambino e anche senza parlare, trasmette tutto al figlio per tutta la vita.

Un vecchio adagio recita: “la madre insegna ad amare, il padre a vivere”. Come? Tre sono le parole fondamentali: amore, esempio e ascolto.

Tutti i problemi che possono nascere nella famiglia sono dovuti soprattutto al poco ascolto.

E’ inutile cercare di apparire diversi da come si è: il figlio coglie il vero contenuto del genitore ed è sempre pronto a perdonare se si sente ascoltato!

Ed ecco allora alcune “ricette” scritte per noi poveri genitori in cerca perpetua di un equilibrio che permetta di far crescere sereni i nostri figli e allo stesso tempo continuare a lasciar vivere il nostro essere uomini e donne in continua evoluzione a prescindere dalla famiglia e senza provare il perenne senso di colpa.

Soprattutto le mamme che lavorano tendono a provare questo sentimento nei confronti dei figli e io per prima quando sono costretta a lasciarli (anche se li lascio ai nonni o alle zie) me ne vado col cuore in gola pensando che proprio in quel lasso di tempo in cui mancherò, loro avranno bisogno di me e delle cose più diverse che solo io potrei dare loro e nessun altro.  Per fortuna, però, non è così!

Tra le “ricette” che più mi piace c’è quella che suggerisce ai genitori di prendersi del tempo per curare la coppia: “…i genitori devono uscire almeno due volte alla settimana da soli (senza figli) ed ospitare amici in casa almeno tre volte al mese…”

Fondamentale è anche la cura del clima in casa: i genitori devono costruire un clima domestico in cui tutti sono felici di stare insieme.

Non a caso lo scopo del libro è quello di “… mostrare che fare il genitore è molto bello e facile…”

Occorre, però, tenere sempre a mente che i bambini hanno bisogno non soltanto del nostro affetto e della nostra simpatia, ma anche dei nostri sforzi per capire il loro sviluppo mentale…quindi occorre mettersi in ascolto.

Non è superfluo, allora, ricordare un decalogo suggerito alla mamme da una pedopsichiatra che a me è tornato molto utile:

1.       non dire semplicemente “non devi fare questo” se puoi aggiungere “ma fai quest’altro”;

2.      non chiamarli “capricci” quando si tratta soltanto di cose che disturbano;

3.      non interrompere qualsiasi cosa faccia il bambino senza dargli un preavviso;

4.      non “portare” a passeggio il bambino, ma vai a passeggio con lui;

5.      non esitare a fare delle eccezioni alle regole;

6.      non prendere in giro il bambino e non fare dei sarcasmi: ridi con lui e non di lui;

7.      non fare mostra del bambino agli altri e non farne un giocattolo;

8.     non credere che il bambino capisca ciò che dici solo per il fatto che tu lo capisci;

9.      mantieni le tue promesse e non farle quando sai di non poterle mantenere;

10.  non mentire e non sfuggire alle domande.

Trovo rassicurante avere un “canovaccio” da seguire nei momenti di buio e sconforto che sono così frequenti soprattutto con i bambini piccoli e soprattutto per noi mamme è bello sapere che “…se è difficile che una madre sbagli, è vero che qualora sbagliasse le conseguenze non sono in generale così gravi…”

Buona lettura…

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2 pensieri su “Le madri non sbagliano mai

  1. adriana violetto

    Cara Maria, ho letto anch’io il libro di Bollea e, tra i tanti che trattano l’argomento, l’ho trovato uno dei pochi davvero utili e profondi.
    Tu hai saputo coglierne i punti salienti.
    Un caro abbraccio

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