Kit di montaggio di un materano

Premessa.

Ho parlato ad una amica materana del mio desiderio di scrivere un post sui materani. Mi ha detto che questo argomento sarebbe stato fuori luogo per questo blog perché non parla di mamme e forse sarebbe stato accolto male. Ed io – ma scusa sono sempre mamme materane, per una volta parliamo dell’essere materani e non dell’essere madri o padri. E lei – ma scusa alla fine uno dice ‘ma chi è questo, e che vuole, e chi si crede di essere?’.

Ora, questo post vuole essere solo simpatico e tranquillo. Vi prego di non arrabbiarvi, perché non ho nulla contro i materani, anche se ne ho sposata una. Vi reputo tra i popoli migliori del mondo. E poi non ho altre idee per un post oggi.

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Ci siamo trasferiti a Matera a maggio, io barese dopo 9 anni vissuti nel bellissimo basso Piemonte, lei materana dopo 4 anni di viaggi Bari-Torino e 5 anni  di convivenza, la piccola Sofia nata in una notte di pioggia piemontese, il piccolo Mauro nella pancia di sua madre. Pronto a nascere.

Non so perché Matera, ma fatto sta che siamo qui. Vorrei proprio che questa possa essere una fermata lunga – restare qui un bel po’. Per la prima volta qualche giorno fa ho sentito di poter rispondere ‘sono di Matera’ e non ‘vivo a Matera’. Ma so che c’è una bella differenza tra l’essere di Matera ed essere un materano.

Io conoscerò forse poco i materani, piccolo grande popolo, ma i materani si conoscono tutti. Non  in senso figurato, occhio. Si conoscono tutti tutti. Ad esempio se a matera dici , “conosci quello?” oppure “ma tu lo conosci a quello?” sicuramente con un minimo di approfondimento riesci ad individuare una parentela, una cuginanza, un comparizio, una amicizia. Insomma, tutti sono mappati, schedati, linkati.

Se non sei mappato, schedato, linkato, non sei materano.

Il fatto di essere figli o nipoti o cognati o cugini di qualche amico o cugino o parente o soggetto conosciuto alla controparte è elemento essenziale della relazione pubblica. E questa cosa mi fa sorridere, perché la macchina burocratica funziona credo benissimo rispetto ad altri posti che ho visto – ma “non si sa mai, tu di’ che sei il cugino di tizio, il cognato di caio, il nipote di sempronio”. Ma poi io dico se siamo tutti amici o parenti di qualcun altro, alla fine la lista di attesa è sempre la stessa no?

Non Vi arrabbiate, sto solo scherzando. Si vi do del Voi perché a Matera dà del Voi. Dare del Lei non esiste proprio. Anzi, ‘mica’.

Un materano doc si orienta con pochi punti di riferimento. La milizia, la fontana, il pino, il posto. “Il Posto”.

A Matera ci sono alcuni fotogrammi che sono immutabili nel tempo. Ad esempio, sono 11 anni che ci sono sempre ma sempre, sempre, sempre, due o tre persone (forse sempre le stesse) che leggono i manifesti funebri in quello spazio per le affissioni accanto a Paoluccio. Che tutti sanno dov’è.

Poi la spesa. A Matera il concetto di ipermercato non abbocca tanto. Ci si rifornisce dai piccoli supermercati, dai bottegai. Da chiunque possa dare non solo merce ma anche relazioni sociali. Ognuno ha i propri fornitori di fiducia.

Ad esempio se vi chiedessi: “mi sono trasferito da poco qui… devo comprare la carne, da chi posso andare?”, forse da tutti riceverei la seguente risposta: “eeehi va a quello CHE E’ IL MIGLIORE e di’ che sei amico di mio padre.”

E poi subito dopo: “ Aaah allora vi siete trasferito qua? Aaah e dove abitate?”. Mappare, schedare, linkare dandosi del Voi.

Ed io non ho ancora capito se si dice “De Lorenzo” o De Lorenzi”. Ma dico Rione Cappuccini e sembra che tutti capiscano. E se non capiscono – dico: “dopo la milizia”.

A Matera se sei un minimo aperto al dialogo, esci per strada e ti trovi a chiacchierare con qualcuno. I discorsi iniziano spesso con un lamentarsi per qualcosa. Oddio, in realtà lamentarsi non è per niente la parola giusta – non si tratta proprio di lamentarsi, quanto di un generalmente apatico e distaccato rapporto con il cambiamento. Che –  occhio! – allo specchio significa anche orgogliosa difesa della tradizione.

Orgoglio di appartenenza, difesa delle proprie radici, poco import e poco export ma molta tutela di valori propri, la costante ricerca dell’autarchia come soluzione volta alla sopravvivenza. Preservare un mondo che cammina e si evolve con la propria velocità, e se ne infischia delle diverse velocità del mondo. Ma si apre ad esse.

Cultura, onestà, trasparenza, determinazione, sangue versato, legalità. Non so quali siano gli ingredienti dell’amaro lucano, ma è difficile trovare un amaro così amaro eppur così dolce. Quasi impossibile. Ma stretti nel cuore più aspro del meridione di Italia, i materani sanno essere così.

Forse un giorno diventerò materano, se mi vorranno.

Mio figlio no. Mio figlio lo è già.

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9 pensieri su “Kit di montaggio di un materano

  1. Lois

    Grande!! Piacevolissimo post! Alle domande identificative mi permetterei di aggiungere un necessarissimo “A c’ appartin’??” (letteralmente: A chi appartieni? = Qual è il tuo cognome? per identificare la famiglia):D
    Benvenuti a Matera 🙂

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  2. Stefania

    Ogni volta rido di gusto. impossibile offendersi, di che poi? Ma la domanda e’ a chi è figlia tua moglie??? Come si cognoma???

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  3. MarisaMarisa

    matera è un grande paese ecco perché non vorrei che i miei figli vivessero da nessun’altra parte … io continuo e tramando i ns. modi di dire priscio, ioccia, egghia … e non me ne vengono in mente più!!!!!
    Grande duca, sei uno di noi!

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  4. ketty

    Io aggiungerei che l’anno del materano non finisce a dicembre e inzia a gennaio….
    Ma finisce il 2 luglio e inizia il 3 luglio… in attesa di poter rivivere la nostra grande festa….
    Cmq bel pensiero e come si dice… paese che vai usanze che trovi….

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  5. Laura

    Anche mio marito è pugliese, trapiantato a Matera perché un bel giorno ha deciso di sposare un’autentica materana, conosciuta nel periodo universitario nel “nord Italia” …… la pensa esattamente come te e dopo tre anni di matrimonio si sente già appartenente ad una grande famiglia…..Benvenuto tra noi!!!!

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  6. Monica

    Mi sono rivista allo specchio!!! Io sono veronese, mio marito materano e mia figlia torinese, conosciuti a Matera, fidanzati a Torino, sposati a Matera, vissuti a Torino, mia figlia nata a Torino in una notte nevosa di fine febbraio….
    Sono due anni e mezzo che ci siamo trasferiti a Matera provenienti da Torino, città in cui non avrei mai voluto far crescere un figlio, quindi quando mi è stato proposto da mio marito di rientrare ho accettato di buon grado.
    Qui tutto è a misura d’uomo: i pericoli sono ovunque ma qui tutto sembra rallentato, talmente tanto rallentato a volte che diventa estenuante, soprattutto dopo aver vissuto 8 anni a Torino dove tutto era troppo veloce, quel troppo che ti travolge e non ti lascia quasi respirare, che annulla tutto ciò che di umano ti sta intorno.
    Matera è un “paesone” dove a distanza di poco più di due anni già “conosci” tanta gente (lo metto tra le virgolette perché è talmente facile attaccare bottone con qualcuno che già ti considerano amico se non parente visto che tra terzo quarto e quinto grado alla fine siam parenti) ed il fatto di essere “casalinga non per scelta” (è deprimente dire che sono disoccupata) fa si che ogni qualvolta scendo a far la spesa mi soffermi con questa o quel negoziante a far due parole… Insomma alla fine essere materani non è mica così difficile, basta, come hai detto tu, abituarsi a dar del voi e chiedere la ventresca (solo qui si chiama così) in grammi e non a etti ed il gioco è quasi fatto e, dimenticavo, ciao signora!!!! :-DDDD (tutti fratelli in Cristo) nel tuo caso, ciao signore!!!!!

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  7. imma

    Qualche giorno fa ad un corso….dottoressa non siete di matera…ed io, si sono di matera….siete sicura? É strano non vi conosco!

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