I figli son tutti uguali

Per ogni genitore i figli son tutti uguali, ma così non era fino a poco tempo fa per la legislazione italiana dove si parlava di figlio legittimo o naturale a seconda che i genitori fossero o meno sposati. Invero il figlio nato o concepito in costanza di matrimonio era definito dalla legislazione “legittimo”; il figlio nato fuori dal matrimonio era definito “naturale” (ovviamente andava riconosciuto legalmente dal padre), con la previsione che se i genitori di un figlio naturale si fossero uniti in matrimonio il figlio acquisiva lo status di figlio legittimo.

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Dal 1° gennaio 2013 è entrata in vigore la legge 10 dicembre 2012 n.219 “Disciplina in materia di figli naturali” che ha eguagliato i diritti dei figli naturali a quelli dei figli legittimi, facendo scomparire dai nostri codici legislativi ogni distinguo, rimane, infatti, un’unica locuzione “figlio”.
E’ stata una rivoluzione culturale prima ancora che giuridica considerando che oggi in Italia un bambino su quattro è nato fuori dal matrimonio.
Uno dei punti salienti di questa parificazione è senza dubbio quello che riguarda l’asse ereditario, gli effetti successori dei figli di qualsiasi genere valgono nei confronti di tutti i parenti e non solo dei genitori.
Nella nuova normativa cambia il rapporto figli-genitori attraverso la sostituzione della nozione di “potestà genitoriale” con quella di “responsabilità genitoriale”. La previsione contempla espressamente il diritto della prole – nata al di fuori o all’interno di un rapporto matrimoniale – a essere mantenuta, educata, istruita e assistita moralmente dai genitori.
Attualmente il figlio nato fuori dal matrimonio può essere riconosciuto sia congiuntamente, sia separatamente dalla madre e dal padre, anche se già uniti in matrimonio con un’altra persona all’epoca del concepimento. Le nuove regole abbassano l’età (da 16 a 14 anni) a partire da cui il riconoscimento del figlio naturale non produce effetto senza il suo assenso, nonché di quella al di sotto della quale il riconoscimento non può avere effetto senza il consenso del genitore che per primo ha effettuato il riconoscimento. Altra modifica riguarda i termini per proporre l’azione di disconoscimento della paternità, per cui l’azione del padre e della madre non può essere intrapresa quando sono trascorsi cinque anni dalla nascita. Dopo questo termine, infatti, la norma fa prevalere sul principio di verità della filiazione l’interesse del figlio alla conservazione dello stato.
Nella legge trova spazio anche una norma che introduce e disciplina le modalità di ascolto dei minori che hanno compiuto 12 anni “o anche di età inferiore se capaci di discernimento, all’interno dei procedimenti che li riguardano”. Vengono così recepite le indicazioni contenute in molte sentenze della Corte di cassazione che più volte ha sottolineato che il mancato ascolto del minore costituisce “violazione del principio del contraddittorio e dei principi del giusto processo, salvo che ciò possa arrecare danno ai minori stessi”.
Sono state eliminate anche le discriminazioni per i figli adottivi: nei casi di adozione piena, ossia che riguardi persona minorenne, si acquisisce lo stato di figlio “nato nel matrimonio”. Esclusa, invece, l’equiparazione per gli adottati maggiorenni, per i quali non sorge alcun vincolo di parentela con i parenti degli adottanti.

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Alla luce di quanto previsto dalla nuova legge oggi finalmente un figlio è un figlio, non importa più se è nato all’interno del matrimonio, fuori dal matrimonio oppure è stato adottato, con diritti uguali per tutti per ogni aspetto dell’esistenza.
Buona giornata a tutti voi mamma Katia!

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