Il sole dentro il cuore di mamma Chiara.

IL SOLE DENTRO 

di Chiara Scardicchio.

 

Sin da bambina ho sempre pensato che tutto potesse parlare. Si chiama “pensiero magico” ed è l’attitudine, durante l’infanzia, a credere a “magie” di questo tipo… E così osservavo cercando di ascoltare: ero sicura che anche l’oggetto apparentemente più insignificante in realtà custodisse un messaggio. Ed io volevo sentirlo.

Chi lo sa se, forse, è anche per questo che poi, crescendo, ho deciso di studiare discipline umanistiche e psicopedagogiche: per cercare di osservare, ascoltare, capire.

Ho imparato parole importanti. Ed ho scoperto che sì, era proprio vero, tutto parla. Il mondo intero reca un messaggio ma, curiosamente, la sua lettura ed interpretazione è diversa per ognuno. Guardiamo ed ascoltiamo solo quello che siamo pronti, in quel preciso momento, a guardare ed ascoltare.

Ecco perché, a volte, un mare in tempesta dice a qualcuno di aver paura ed a qualcun altro di non temere.

Ed ecco perché, a volte, a qualcuno quel mare non ha proprio nulla da dire.

Io, comunque, ho continuato a vivere cercando parole. La testa piena. Cercavo famelica parole, parole, parole che potessero, ovunque, darmi protezione. Le parole erano le mie stampelle, la mia schiena dritta, la spinta a non svuotarmi come un palloncino quando perde l’aria. E questo perché io, quando soffro, sto zitta. Lo sanno tutti: se resto in silenzio è perché c’è dolore. E allora… immaginate tutta una vita a cercar parole.

Così, ecco: un giorno meraviglioso di quasi 10 anni fa, quando arrivò una figlia paffutella, delicata e fortissima, io non vedevo l’ora che.. cominciasse a parlare. Avevo comprato kili di libri di fiabe e sognavo già ore di chiacchierate: esplodevo dalla curiosità di conoscere come lei conosceva il mondo e dunque fiduciosa attendevo le sue prime parole.

Ne arrivò una soltanto, 5 anni dopo. E poi un’altra, per un incredibile totale di 2. Oggi Serena dice soltanto Mamma e Papà.

Questa creatura, così fragile ed insieme così possente, non parla. E, verosimilmente, non comprende la maggior parte delle parole. Non sa leggere e neppure scrivere.

Potete immaginare e dunque non lo scriverò… che maledetto inferno fu attraversare quel bosco di silenzio.

Tutta la vita a cercare e costruire parole. Ed un bel giorno le perdi tutte. Silenzio obbligato. Violento. Come uno schiaffo che ti chiude la bocca. Ed anche le orecchie.

E così non senti più nulla, neppure la musica. Neanche più sai vedere, neppure il mare.

Senza parole si può impazzire.

Questo credevo.

Ed invece mi sbagliavo.

Senza parole si può ricominciare. Ricominciare il gioco che facevo da bambina, quando non sapevo ancora leggere né scrivere, eppure cercavo il messaggio di tutti e di tutte le cose.

Senza parole si può imparare a parlare. Ad ascoltare. A vedere e sentire.

E trovi, così, parole nuove. Parole che sono passate sotto la pioggia battente e che, dunque, sono parole di speranza non perché sono parole frivole ma perché sono parole che hanno conosciuto il silenzio.

Certo, come tutte le parole, sono leggere: non hanno la presunzione di dare risposte, di spiegare la vita e il dolore, di dare un senso al non-senso.

Sono parole della ricerca della bellezza: anche lì dove, apparentemente, si nasconde. Anche sotto l’acqua.

Di queste parole sono fatti gli Ombrelli Parlanti.

Nacquero una sera del 2009, sotto un temporale interiore. Pioggia dentro. Battente.

Decisi che volevo trasformare quella pioggia. Come Serena aveva trasformato per me il silenzio.

Ed eccoli qua: ombrelli pieni di parole… eppure silenziosi. Con un preciso intento: andare sotto la pioggia ma carichi di sole.

A volte, come da bambina, faccio sogni buffi ed inutili e coltivo, come allora, “pensieri magici”: ed immagino un mondo dove tutti abbiano Ombrelli Parlanti, un mondo dove piove ma la pioggia non arriva anche dentro, piove fuori ma dentro sei sbronza di sole. Un pensiero bambino, lo so. Forse non si addice ad un adulto, persino studioso come me. Ma non importa: il sole è forse l’infantile metafora di una condizione interiore. Ma non è infantile la sua conquista e tutta la tribolazione che porta a partorirlo, ogni mattino, di nuovo.

971103_10151846724801245_1603582662_nIl “sole dentro” di cui gli Ombrelli Parlanti recano il messaggio non è la condizione di chi sorride alla vita nell’innocenza: l’innocenza di chi non conosce tormento e maledizione, fuga e dolore. Oh no: gli Ombrelli Parlanti conoscono il male ed il bene, il rischio della disperazione. Sicché nessuno mai pensi che il loro messaggio sia leggero come l’incoscienza, come l’inconsistenza di chi pensa che basti uno slogan per sorridere alla vita. Sappiamo bene che le parole non bastano e che non bastano gli ombrelli. Ma abbiamo bisogno delle une e degli altri. Semplicemente: per ricordare. Per fare memoria della pioggia che abbiamo attraversato e che ci ha forgiato. E così vale per tutti i dolori e per tutti i travagli: per il nostro, per quello degli amici di Piano di Fuga, per tutti quelli che, come noi, sotto quella pioggia stanno cercando di imparare a danzare.

Sfacciatamente, nonostante gli schiaffi in faccia. Oh sì, “sfacciatamente” è una parole bellissima: di chi non copre il volto ma lo alza verso quella pioggia che sembra maledetta. Ed esponendoti, spogliandoti, restando nudo e vero al suo cospetto, è allora che… la vinci.

No, il dolore non smetterà. Ma pioggia e pace coesisteranno. Perché il sole non sarà più dipendente dalle condizioni atmosferiche.

Ed è allora, da quella pioggia battente che tu hai battuto, spunterà un Ombrello.

Un po’ magico? Forse sì. Di quella magia per cui arriva un giorno in cui, persino, benedici che ha piovuto. Perché senza quella pioggia non avresti mai, mai imparato parole nuove. Parole di sole anche quando piove.

Ecco, è tutta qui la nostra storia, mia e di Serena, con gli Ombrelli Parlanti: di pioggia si muore.

Ma si può anche resuscitare.

Antonia Chiara Scardicchio   Per conoscere Chiara, qui una sua intervista.

Per info costi e acquisti: pianodifuga@libero.it

 

Ombrelli parlanti…ovvero ombrelli con aforisma … per parlare di te, per sorridere e per…affrontare la pioggia:-).
Colori attualmente disponibili: arancio, giallo, beige, azzurro, blu, verde scuro, rosso, viola, bianco, nero

SCEGLI QUI COSA FAR DIRE AL TUO OMBRELLO:
1. If the sun shines inside, what does it matter that it rains outside?!
1bis: la stessa in italiano: Cosa importa se fuori piove. quando dentro ho tanto sole?
2. Come la pioggia d’autunno è l’amore: cade piano ma fa straripare i fiumi
(proverbio africano)
3. Non temere. Anche il diluvio universale è finito. (ACS)
4. Se non ci fosse pioggia… non ci sarebbe vita (ACS)
5. FUORI PIOVE. MA DENTRO IO HO TANTO SOLE! (ACS)
6. Se solo lo volessi, potrei usare questo ombrello per volare (ACS)
7. Facile camminare quando c’è il sole. E’ quando piove che si misura l’amore. (ACS)
8. Son tutti bravi a parlare quando c’è il sole. Il coraggio si misura quando fuori piove. (ACS)
9. Un uomo lo si misura da come passa attraverso la pioggia (ACS)
10. “Senza fretta, ma senza sosta.”(Johann Wolfgang Goethe)
11.ANCHE SE QUI PIOVE…DA QUALCHE ALTRA PARTE BRILLA IL SOLE (ACS)
12 IL SOLE E’.. UNO STATO INTERIORE (ACS)
13 Se non ci fosse la pioggia…non ci sarebbero arcobaleni nelle pozzanghere (ACS)

ps: per info: pianodifuga@comunitasperanza.org

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