Telecamere negli asili nido e nelle scuole: perchè no?

E prima o poi arriva il momento in cui i nostri pargoli varcano la porta di ingresso della scuola.

A parte l’emozione di vederli affrontare, con i loro grembiulini nuovi e ben stirati, questa magnifica esperienza, a parte la curiosità di scoprire e leggere le loro emozioni, a parte l’ansia su come reagiranno e sul come si ambienteranno, inevitabilmente -credo- ci assale l’ansia per la loro sicurezza. “Con tutto quello che si sente in giro..”, quante volte lo abbiamo detto o anche solo pensato!

Children in primary school on the first day of classes in the new school year

Non so voi, ma io ho da sempre il timore dello “schiaffo c.d. educativo”, figuriamoci immaginare ed ipotizzare altre e ben gravi violenze. E’ vero, i casi sono rari (anche se sempre più noti), ma la preoccupazione resta.

Ed, allora, ti interroghi e cerchi di comprendere le “alte motivazioni” che impediscono a te mamma (o papà) di controllare da lontano, magari dal pc, la sicurezza di tuo figlio.

Perchè non si possono installare le telecamere negli asili nido e nelle scuole?

La prima normativa cui fare riferimento è il D.Lgs 196/2003 in tema di tutela e protezione dei dai personali, meglio noto come “codice privacy” ed il regolamento all’uopo dettato dal Garante della privacy, organo deputato alla tutela ed alla protezione della riservatezza, datato 8.4.2010 meglio noto come “privacy tra i banchi di scuola”.

In virtù delle norme ivi contenute, infatti, il trattamento dei dati personali (ivi compresi quelli tratti da telecamere e videosorveglianza, con registrazione o meno) deve essere contenuto e limitato agli scopi effettivi ed alle necessità concrete.

Il Garante della privacy, investito ripetutamente della questione, è stato chiaro e categorico: l’utilizzo delle videosorveglianza nelle scuole è vietato ed illecito. E’ consentito solo nel rispetto delle regole di liceità, necessità, proporzionalità, ma -soprattutto- deve rispondere a specifiche finalità. Solo per aiutarci a comprendere, per esempio, si possono installare per evitare atti di vandalismo, ma solo fuori dalla scuola e devono essere accese solo quando la scuola è chiusa e previa apposizione degli idonei cartelli informativi.

Il controllo a distanza dei nostri figli sarebbe finalizzato ad impedire la commissione di reati ovvero ad accertarne la sussistenza. Compiti questi affidati “esclusivamente” agli organi giudiziari, di polizia giudiziaria, alle forze dell’ordine.

A ciò si aggiunga, un altro e fondamentale divieto, questa volta a tutela, non della collettività, ma dei lavoratori dipendenti. Ai sensi dell’art. 4 comma 2, del c.d. “Statuto dei lavoratori”, infatti, è vietato l’uso di impianti audiovisivi per finalità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, salvo casi specifici e che rispondano, anche in questo caso, a finalità predeterminate e secondo una procedura di autorizzazione.

Questa la legge vigente. Ad onore di cronaca, va aggiunto che è stato presentato un disegno di legge in materia di videosorveglianza negli asili nido e nelle scuole, proprio sulla scorta di diverse e sempre più numerose petizioni a firma di genitori, ma anche di insegnanti. Ma è rimasto ad oggi ancora un disegno di legge.

Ebbene, da avvocato posso ed anzi devo capire che la legge è legge e deve essere rispettata, e devo accettare, ed in verità accetto, che -perdurando la normativa oggi vigente- non è consentito a noi genitori “prevenire” la commissione di eventuali reati, (anche se a danno dei nostri figli) ma è solo possibile contribuire fattivamente alla loro repressione con immediate denunce alle competenti autorità.

Ma da mamma? Beh, da mamma non mi resta che affidarmi (come dal primo istante) al buon sano “sesto senso ed intuito di mamma” che guarda negli occhi il proprio figlio ed è capace di leggere e di comprendere anche il “non detto” ed il “non visto” augurandomi di trovarvi sempre serenità e di essere…..infallibile!

Saluti cari a tutte le mamme ed i papà.

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