Travel and Living (part 1, ossia chi sono i padriconlavaligia)

Adesso tutti insieme firmiano una petizione per costruire una statua al ‘padre con la valigia’. Eroe, gladiatore dei nostri tempi.

Eroe innanzitutto perché si deve fare la valigia – che non è una cosa da poco, soprattutto se si hanno dei figli che tengono occupata la propria compagna. Con il tempo però la valigia si arriva a farla da soli, senza fare troppi casini. Io non ci sono ancora arrivato.

Ogni padre sa che viaggiare è bello (e tutto il resto si si e bei posti si si e abbiamo passato delle belle giornate). Ma ogni padreconlavaligia sa che viaggiare ‘per lavoro’ è un supplizio. Propongo di mettere in testa alla statua del padreconlavaligia una corona di spine.

Diverso dal pendolare, il padreconlavaligia ha il ciclo: vive ciclicamente nei due estremi dello stretto contatto con la famiglia quando è a casa, e dell’amareggiarsi nella lontananza per una o due settimane quando le incombenze lavorative lo richiedono. Spesso.

pack one's bags

I padriconlavaligia a 20 anni vedevano il viaggiare per lavoro come un risultato. Dopo poco il viaggiare è si è trasformato in una cosa figa. Poi in un mezzo di sostentamento. Poi nella distrazione coatta dalle cose che si amano – famiglia ed interessi.

Certo, sono aspetti monetizzabili – ed in una certa percentuale anche monetizzati – ma comportano anche responsabilità aggiuntive che nella loro semplicità rischiano di mandare in crisi qualunque padre.

Ad esempio, il regalo.

Ora, sei partito e sai che tornerai, che ne so, tra 8 giorni. Normalmente sono 8 giorni strapieni, senza tempi morti o liberi per lo shopping, altrimenti ci staresti 6 giorni fuori di casa – o no? E che succede se non hai quindi il tempo di prendere un regalo, magari perché arrivi tardi in aeroporto o perché non hai la pausa pranzo per andare a comprare un regalino in una pausa pranzo?

Dura, ma è ancora il meno.

Occorre fare mente locale delle cose che hai già regalato, di quelle che servono, delle taglie (dunque se quando ero a Londra il bimbo aveva due mesi ma ho comprato una sei mesi, ora che sono passate due settimane, adesso che prendo? 9 mesi, ma la userà in inverno o arriverà a metterla in primavera quando fa più caldo? Vabbè signorina mi dia un libro che non sbaglio e che mi sta partendo l’aereo maledizione. Eh? si si bancomat).

Ci sono viaggi lunghi e viaggi brevi. I viaggi brevi sono forse anche peggio, perché sono evitabili. Poi diciamocelo sarebbero evitabili tutti i viaggi, ma non siamo ancora in un mondo che accetta in via esclusiva il concetto di videoconferenza, di relazioni di business virtuali.

Essere un padreconlavaligia significa avere uno stomaco forte.

Giri per tanti posti, mangi essenzialmente colazioni di albergo. Stili anche una classifica mentale elaborabile alle 7 del mattino, che so tipo Novotel male, Mercure bene, Hilton meglio. Poi mangi panini, toast, tramezzini. Quando va bene. Se va male ti becchi l’indiano organizzato dai colleghi inglesi. Se va malissimo sei in Germania.

Poi torni a casa, e la tua assenza è stata ammortizzata in maniera incredibile da una madre che è riuscita a sopravvivere a due figli da sola. Eroina, nel senso di stupefacente ma non di droga. Stravolta.

Torni a casa e potrebbe anche capitare che non trovi un bel piatto di pasta da mangiare. E’ normale, lei è stanchissima. E’ già tanto che sia sopravvissuta.

Allora magari ti fai un panino, con la fetta di prosciutto che hai lasciato prima di partire. Era ancora lì, sola nel frigo. Sopravvissuta a due bambini anche lei. Ma è messa peggio di tua moglie, se è possibile.

Non fai in tempo a sistemarti che riparte il conto alla rovescia.

Essere un padreconlavaligia significa aggrapparsi alle motivazioni di un viaggio che non vuoi fare ma che devi fare. Magari solo fingere curiosità nel scoprire nuovi posti, le piccole cose, o le grandi differenze.

Ad esempio negli Emirati Arabi la domenica è lavorativa, ho scoperto.

Quindi, parto sabato.

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8 pensieri su “Travel and Living (part 1, ossia chi sono i padriconlavaligia)

  1. Angela Amendolagine

    io anche solo per 2 giorni mi farei mandare ovunque. pure a Bitonto. basta che dormo una notte in un letto diverso, senza nessuno accanto e che al mio risveglio qualcuno a me ignoto mi prepari la colazione. questo è lusso padreconlavaligia!

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  2. Clara Longo

    Dai, però ogni tanto ci vuole un bel viaggio!! Ma ogni tanto, diciamo una volta all’anno!
    Penso però a quel poverino di mio marito che ogni volta deve portarmi almeno un magnete per il frigorifero e una rivista femminile rigorosamente indigena, io ci faccio la collezione! L’ultima volta è stato in Panama e ha girato ogni dove per la rivista. Alla fine per disperazione gliel’ha regalata una collega panamense. Ma devo dire che ne è valsa la pena!
    Ah, ovviamente il mio primo pensiero appena sa di andare in missione è “C’è la wifi in hotel?”. Morirei se non lo sentissi!

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  3. monica

    Il tuo post mi ha regalato un momento di tenerezza. Nonostante la situazione sia molto diversa provo quotidianamente emozioni simili e vivo difficoltá molto vicine alle tue. A volte é molto difficile conciliare lavoro e famiglia. Ma anche tu vivi sospeso fra la speranza di cambiare e la consapevolezza di non avere alternative?

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  4. Pingback: Premaman e non solo: ecco il capo che vi libererà dalle taglie! | Mamme Materane all'Opera

  5. Arianna

    Piacere…mammaconlavaligia part-time…quest’anno lavorativo l’ho organizzato bene! 5 giorni a Matera e 2 al Nord…creiamo meno traumi possibili per sopravvivere!

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