Bimbinfiera Milano: mamma bio dalla pappa al pannolino

Non ero mai stata ad una fiera di settore bambino e adesso capisco perché: non riesci a vedere assolutamente nulla!!

Mettici che pioveva, mettici che Novegro, il parco espositivo in cui si è tenuta la manifestazione, è praticamente irraggiungibile per mamme come me che pur non dichiarandosi “eco-chic” hanno scelto di non contribuire all’inquinamento atmosferico e quindi di NON comprare l’automobile, mettici che portare un bambino in un posto del genere è a rischio meningite/polmonite, la prima per la temperatura calda dell’interno e per il numero di persone (e bacilli presenti), la seconda perché dopo 4 ore lì dentro rituffarti nella brezza autunnale milanese che fa già Gennaio inoltrato è davvero a prova di anticorpi!

L’impressione che ne ho ricavato è quella di essere una mamma assolutamente “gnurant” : ogni volta che mi avvicinavo ad uno stand mamme ipercompetenti mettevano in difficoltà persino il personale con domande puntualissime e comparative di prodotto che neanche su Ciao.it (ho ascoltato persone recitare a memoria le dimensioni dei passeggini e il loro rapporto peso volume in etti!!!). Avevo poco tempo a disposizione per cui, una volta appurato che i padiglioni dei grandi marchi erano   inavvicinabili, tra la presenza di VIPS (oltre a Benedetta Parodi con figli al seguito c’era anche la famosa Tata Francesca di SOS Tata), le conferenze sull’allattamento tenute da “La Leche League” , le pance al nono mese che cercavi di evitare come vasi di porcellana cinesi, ho braccato una di queste tuttologhe e le ho chiesto: “Tu che sei all’ennesima edizione e che non te ne perdi una, sapresti cosa c’è di nuovo ma veramente NUOVO oltre le tettarelle in silicone e i trio da 900 euro? Sono stata quindi indirizzata al padiglione B, che manco a farlo apposta era dedicato completamente al Bio, ed è questa la novità (novità???) dell’edizione 2013 di Bimbinfiera a Milano.

Io ero felice come una pasqua, in quanto essendo celiaca per natura e temendo l’ereditarietà della cosa per la mia pupa, non esito a comprare quantità industriali di farine alternative, dalla manitoba ai semi di carrube..ma tra i grandi del settore quanto a pappe e omogeneizzati ho scoperto che Hipp quest’anno non è in fiera. Per evitare di allungare il mio brodo, ho deciso di racchiudere in un moodboard gli elementi indispensabili della mamma bio 2013, con qualche riga di spiegazione sulle cose che mi sono sembrate più carine o quantomeno nuove. Et voilà!

BIOMAMMA DEF

A. Pannolini Lavabili 

Il luogo comune di mamma Bio è quello dei pannolini lavabili, in tutte le salse: ciripà rinnovati, mutande contenitive dalle fantasie più svariate (persino leopardati e con strass!) , dimostrazione e un mini-corso gratuito  sull`uso e sui vantaggi del loro utilizzo a cura di Popolini (per le mamme, gadget e anche un buono sconto in omaggio). Quasi tutti i marchi permettono di noleggiare dei kit di prova (gratuito con un solo pannolino oppure in blocchi da 5 a 12 con prezzi variabili intorno al centinaio d’euro). Tra tutti segnalo Pupulito che offre un servizio di noleggio pannolini incluso lavaggio! La cosa a quanto pare funziona così: sottoscrivi il contratto, scegli il kit che fa per te e loro ti portano la fornitura a casa e due volte a settimana passano a ritirare i pannolini sporchi per lavarli in negozio con prodotti Bio e macchine elettriche a energia pulita.

I miei dubbi sono due:

1. ti tieni i pannolini sporchi a casa per 15 giorni? Io muoio prima…

2. useranno anche i veicoli elettrici per il noleggio e carico/scarico? Perchè se poi arrivano con veicolo normale a benzina il concetto di impatto zero è abbastanza borderline.

B. Fascia Mei Tai (tra fascia e marsupio)

Su questo sarete molto più esperti voi, ma la fascia è un accessorio che non dovrebbe mancare mai per le mamme “eco-chic”. A metà tra fascia e marsupio la Mei Tai si sta diffondendo rapidamente perché più consistente di una fascia ma più morbida del marsupio. Ovviamente in puro cotone anallergico. Nello specifico ho visto queste qui.

C. Cuscino allattamento in puro cotone

I cuscini dell’allattamento che ho sempre sottovalutato sono invece una gran comodità, ma per le mamme bio il cotone deve essere organico 100%. Quest’azienda , oltre a fabbricare cuscini per allattamento, aveva anche altri prodotti in cotone tra cui una splendida amaca da culla che si può usare anche come riduttore del lettino..ovviamente l’ho ordinata subito per una mia amica “pregnant”.

D. Calchi bimbo e calchi pancia  

Un’idea regalo molto in voga: il calco in gesso del piedino o manina del vostro bimbo li renderà sicuramente delle piccole Hollywood stars! Discutibile ma comunque molto alternativo e sicuramente più nuovo, il calco della pancia al 9 mese, personalizzabile come lo si vuole. Se in versione “bianca” può sembrare una protesi, una volta decorato e sistemato il calco pancia può avere davvero un bell’effetto (ed è ottimo per chi – come me – poi si lamenta di aver preso chili in gravidanza: con quest’aggeggio sotto gli occhi vi sentirete già una modella dal secondo giorno di puerperio!)

E. Coppetta mestruale o assorbenti lavabili

Questa devo ammettere che non la conoscevo. Un’ampolla in materiali 100% biodegradibili che, usata come un tampone, raccoglie il nostro flusso mensile e può essere riutilizzata per 10 anni (a detta di chi la vendeva). Ho i miei dubbi che regga al capoparto, ma per quello ci sono sempre gli assorbenti lavabili in puro cotone (in suede o bamboo).

F. Alce nero linea baby 

Alce Nero la conoscevo e l’avevo già consumata: quest’anno ha inaugurato una linea completa per bambini. Ho assaggiato (e vi consiglio di provarli) i biscotti di farro, sono una valida alternativa al biscotto col glutine che in ogni caso è sempre bene inserire più tardi possibile e in quantità ridotte (anche se la crosta del pane di Matera per Argentina è irrinunciabile – ndr -).

G. Hand Sanitizer

Lo stand di Green Gray Organics (che produce una gamma infinita di prodotti dal vestiario alla pappa -anche per celiaci-)  mi ha convinto più di altri per i prodotti dell’igiene. Tra tutti questo gel bio per la pulizia mani, simil Amuchina ma molto meno appiccicoso e praticamente inodore rispetto a quest’ultima.

H. Crayon Rocks

Spopola il ritorno alla tradizione, con i giochini a batteria solare, in legno oppure morbidosi in tessuto e lana – soprattuto a forma di cibo -. Tra tutti sono spuntati anche questi pastelli di cera naturale a forma di sassolino, molto belli da vedere e un’idea regalo per famiglie che non possiedono muri bianchi (la vena artistica dei nostri pargoli predilige la tecnica del graffito soprattutto in tenerissima età).

I. Mocassino Svedese

Sull’abbigliamento – ahimé – ho ben poco da segnalare se non che il Bio non è più sinonimo di fricchettone (ovvero:  non è detto che ci siano per forza i colori dell’arcobaleno, è piuttosto una questione di materiale e provenienza, ma entrambe le cose si pagano, e di solito non poco) né sinonimo di praticità (conservate un assorbente lavabile in ufficio nella borsetta e aspettate la reazione dei colleghi della serie “è scoppiata la fogna?”) ma semmai BIO è sinonimo di CHIC, che sia radical o senza. Tra queste presunte “chiccherie” ho notato più di un bimbo con i suddetti Mocassini Svedesi. Sarà che poi l’associazione con IKEA è forte e fra un po’ vedremo dei GRUMBEL o SVISKAS prodotti dall’azienda stessa (sempre che già non lo faccia), ma questa calza stivaletto si sta piano piano affermando come il complemento must, specie per i bimbi che non adorano le scarpe (il 99,9%).

L. Baby Legs (scaldamuscoli o manicotti)

Questi li ho comprati perché li trovo utilissimi: non sono altro che scaldamuscoli (o manicotti) per bambini, in taglia unica ed elasticizzati. Un’ottima alternativa alla calzamaglia sotto i pantaloni, cosa che rende il cambio di pannolino più lungo e disagevole soprattutto se si è fuori casa. Tengono caldo, sono comodi, “organici” ed evitano di caricare la zona delicata di due/tre strati di tessuti diversi. Ottimi per bimbe che non sopportano la guaina della calzamaglia, ed anche per i bimbi costretti ad indossare un capo prettamente femminile quando sono ancora troppo piccoli per protestare.

Per concludere, il BIO  del 2013 è ben lontano dall’eco-compatibilità ed è diventato progressivamente sinonimo di CHIC, con prodotti che, se pure fatti con fibre e materiali naturali, hanno tecnologie avanzatissime e non sono spesso un salvatempo (e neanche un salvaportafoglio). Diciamo che più che l’attenzione per la natura a me sembra che la vera natura che si tuteli sia questo bisogno di “radicality” e di “lavaggio sociale” che se acquisti un capo devi per forza sapere e dire in giro che stai donando la metà dei tuoi soldi per ricostruire alberi.. che verranno abbattuti per produrre i flyer e le brochure della prossima fiera! Se volete fare le mamme biologiche, e per biologico io intendo “a costo zero” riciclando davvero quanto si ha in casa, rivolgetevi a naturopate, nonne (santissime!)  oppure a esperte di Patchamama (basta cercare in Sudamerica) : io per mia fortuna ho conosciuto una mamma “organica” da Buenos Aires, che oltre a produrre espadrillas di corda per la sua bimba (in tantissimi colori e modelli!) mi ha risolto il problema del borotalco che arrossava la pelle di Argentina con un “io uso la maizena: ha la stessa consistenza del borotalco ma non contiene profumi e sostanze. E’ amido di mais e lo usi anche per tante altre cose, incluso cucinare. Risparmi spazio e soldi, e costa un terzo di qualsiasi “polvere assorbente”.

In fiera ho passato due ore del mio tempo, dopodiché la mia piccola non ha retto e io mi sono ricordata quanto fosse noioso accompagnare mia madre in posti che sembrano fatti per i bambini, ma che in realtà sono centri di ritrovo dove mamme e papà si sentono obbligati ad andare almeno due volte l’anno per sentirsi “aggiornati in materia”:  gli dovesse sfuggire l’ultimo modello di umidificatore da camera portatile in una città – Milano – in cui l’umido di certo non manca!

E voi? Cosa ne pensate delle fiere di settore e del BIO incalzante? Quali sono i vostri tricks per essere “naturalmamme” o “mammeacostozero”?

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10 pensieri su “Bimbinfiera Milano: mamma bio dalla pappa al pannolino

  1. marlenx

    Ho usato i pannolini lavabili e nn li lavavo ogni 2-3 giorni, nn vedo perché avrei dovuto tenerli sporchi per 15 giorni! Non ritengo di aver perso molto più tempo di quanto ne avrei perso con i pannolini usa e getta, che cmq finiscono ogni 2-3 giorni e devi ricomprare sempre e quelli sì che puzzano a morire nell’immondizia e anche sui bimbi, cioè una volta che hai usato i pannolini lavabili la differenza di odore la noti eccome! Una volta un mio amico senza figli mi chiese se mia figla fosse spannolinata perché nn sentiva odore di plastica… La differenza sostanziale tra il mei tai e il marsupio è nell’ergonomicità, il mei tai è ergonomico, i tradizionali marsupi no! La coppetta si toglie e si svuota così come si cambia l’assorbente quindi può reggere anche al capoparto che poi, in genere (almeno per me e le mie conoscenti), nn è particolarmente abbondante. Credo che seguire un orientamento naturale nella crescita dei propri figli sia una conseguenza del proprio modo di essere, della propria naturale attenzione all’ambiente e nn una moda. Io ho sempre avuto un certo rispetto per l’ambiente in cui vivo e quando sono rimasta incinta mi sono subito chiesta se ci fosse un’alternativa al pannolino usa & getta così come me l’ero chiesta prima per gli assorbenti o per altro…

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  2. naurosabel

    Ciao Marlenx! Apprezzo molto il tuo commento e la tua testimonianza. Come sempre dipende dai soggetti, a volte sembra talmente un dovere la protezione ambientale e il rifiuto di grossi marchi o di tal tipo di materiali e sostanze, che poi finisce per diventare il dovere di apparire in un certo modo piuttosto che in un altro, e spesso si perde di vista che quello dell’organico e del naturale è un mondo di cui di solito conosciamo solo la punta dell’iceberg. Per dirtene una, e anche per farti capire l’ignoranza che spesso c’è in giro: io sono celiaca, per esempio, e non ti dico quante persone mi scambiano con “vegana”, “vegetariana” o “snob” perchè mangio farine alternative… per questo molto spesso mi chiedo se per tante persone il biologico-a-tutti-i-costi non sia un modo di essere ma di apparire. Ovviamente ci tengo a precisare che il mio articolo non conteneva alcuna critica, tutt’altro! Nell’intenzione reale voleva essere una scanzonata riflessione sulla mia prima esperienza in una fiera di settore dedicata al mondo mamma e bimbo, e i dubbi sollevati sono proprio quelli dell'”inesperta” quale mi definisco nelle prime righe. A presto e grazie per il tuo contributo!

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  3. amendolangela

    mitica Nausica! pur non definendomi una mamma bio, noto di avere ed usare alcuni dei prodotti che nomini ed elenchi nel tuo reportage (di guerra). pannolini lavabili acquistati e utilizzati (anche se non in maniera esclusiva). Li adoro e li consiglio. coppetta mestruale acquistata mai usata perchè inserirla per me è ancora un mistero dopo 5 mesi. continuo a vedere infiniti video tutorial ma niente. all’atto pratico qualcosa mi sfugge. cuscino da allattamento in pula di farro. una roba fantastica che mi è servita sia in gravidanza che in allattamento che ora per dormire meglio quando ho il naso otturato. hai fatto bene a dire la tua. te l’appoggio! p.s. viva tata Francesca!

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  4. marlenx

    secondo me molto spesso per ignoranza si definisce “alternativo” ciò che nn lo è, e si viene giudicati come “strambi” solo perché nn si usano pannolini usa&getta, assorbenti, omogeneizzati, biscotti Plasmon, si evitano prodotti industriali, zucchero raffinato ecc. Non si pensa che magari certe scelte sono fatte con consapevolezza e nn per seguire la moda! Ritengo che tu sia una donna intelligente e nn rientri fra queste persone sempre pronte a giudicare e criticare ciò che non conoscono, però avendo io fatto scelte un pò fuori dal comune, mi è capitato spessissimo di essere giudicata con disprezzo e superficialità, soprattutto in questi ultimi 21 mesi e purtroppo non è piacevole 🙁

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  5. melestefa

    Nausica, mi hai fatto divertire tantissimo e al tempo stesso informata di alcune cose che non sapevo, e lunsingata per altre che conoscevo meglio di te (tiè!). ho colto benissimo il tuo intento “scanzonato” come lo hai definito e hai descritto molto bene la tua avventura, leggendo mi sembrava di essere accanto a te e di vedere con i miei occhi e sentire con le mie orecchie, mentre ci passavamo Argentina di tanto in tanto per far riposare le braccia….per chi legge, noi non ci siamo mai conosciute! aspetto con ansia i tuoi prossimi succulenti reportage

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  6. naurosabel

    Grazie a tutte! Siete fantastiche. Le mamme sono un mondo da cui io ho ancora tutto da imparare! Angela, ammetto che la coppetta mestruale vorrei tanto usarla, non ne avevo mai sentito parlare ed è stata una rivelazione. Ma la moda del calco pancia? In America li decorano proprio e li tengono nella stanza del bimbo per ricordargli la sua prima casa! mi è sembrato carino e forse nella seconda gravidanza – se dovesse arrivare questo dono – probabilmente mi “murerò” per vedere la differenza (e ricordare quando una terza di reggiseno non era una prima coppa c). Stefania, mi divertirà parlare di shopping e moda perché come ho scritto su, ho scoperto davvero di non avere alcuna competenza in materia! Sarà un percorso formativo e informativo, e sicuramente ci farà dibattere, cosa che adoro! In ogni caso viva le mamme biologiche e chi cerca di esserlo nonostante i dettami del nostro modernismo e del tempo che fugge! (Pensare che in gravidanza dicevo: “NON comprerò mai uno di questi prodotti, le multinazionali non mi avranno”…e al secondo giorno dal parto il carrello era pieno di Pampers in offerta… ddoh!!) A presto!

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  7. Clara Longo

    La moda del calco pancia mi ha lasciato proprio a bocca aperta. Mai a pensare ad una cosa del genere. Per il resto… ci sono gli americani!!! Bellissimo articolo, molto molto esauriente su tutto.

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  8. Marinella

    Articolo stupendo… bravissima interessante ed ironico… mamma bio? forse non lo sono o meglio non mi piacciono le definizioni se un prodotto mi convince lo prendo… ma condivido la tua critica sulla ipocrisia di certe scelte bio 🙂 E sopratutto la mia critica va al cibo bio… io credo che nella stragrande maggioranza dei casi sia solo un prefisso per alzare il costo dei prodotii… chi controlloa chi certifica??? e sopratutto che valore hanno queste certificazioni?

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  9. Camilla

    Ciao sono Camilla Masala e sono la titolare di Pupulito.
    Sono contenta che tu abbia conosciuto la mia attività in fiera!
    Volevo specificare un paio di cose, cosi da rendere più chiaro il servizio Pupulito

    – come specificato sul sito (e come scrivi, in effetti, anche tu nel tuo post) i ritiri e le consegne a domicilio sono effettuati 2 volte A SETTIMANA. Questo significa che i pannolini sporchi rimangono a casa tua al massimo per 3 giorni
    – le consegne fino ad oggi, per questioni logistiche (sono sola a gestire il servizio) sono state effettuate in auto ma, al fine di ridurre l’impatto ambientale (sono la prima attenta a questo)
    sto avviando un sistema di compensazione di Co2 emesse, fino a quando non sarà possibile per Pupulito avvalersi di un sistema di consegne più “leggero” in termini di impronta ecologica. Diciamo che se il supporto (economico) alle piccole imprese femminili ci fosse, sarei la prima ad aver adottato un veicolo elettrico o, quanto meno, ibrido 😉

    Rimango a tua disposizione per ogni informazione o chiarimento in merito.
    Buona giornata! Camilla

    info@pupulito.com

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