Un piccolo passo fuori dalla zona di comfort

Ho iniziato a leggere MOM Mamme Materane all’Opera su Facebook con il solo obiettivo di farmi due risate e quando ancora vivevamo a 1000 km da Matera.

E vi assicuro che me le sono fatte, e continuo a farmele, ma su questo ci tornerò credo su un altro articolo.

A parte i commenti su cosa mangiare a mezzogiorno e le dissertazioni sulla consistenza delle cacche dei figli, MOM è di sicuro un esperimento sociologico unico.

Leggendo MOM ho dovuto riconoscere quanto le donne, ed in particolar modo le madri, sappiano essere autodisciplinate in un ambiente apparentemente libero da regole. Non una voce fuori posto, non una polemica, non una parola detta sopra le righe.

Massima efficienza, focus sull’obiettivo, la condivisione di informazioni utili e futili ma senza tanti giri di parole.

Tempestività, in un mondo dove avere una informazione affidabile o un servizio è difficile – basta scrivere su MOM ed in poco tempo ottieni quanto ti serve.

Da una idea su cosa fare a mezzogiorno da mangiare, a scambi di vedute importanti sui vaccini.

— Tra l’altro io non mi sono mai schierato ma sono favorevole ai vaccini. Grande pace.

Il punto non è questo. —

Ora, se avessimo mai fatto un blog per padri, avremmo combinato un delirio unico.

A parte il fatto che non avremmo un beneamato da dirci, che già abbiamo poco tempo figuriamoci se dobbiamo stare a parlare con altri padri.

Perché noi padri risolviamo i problemi. O meglio individuamo i problemi, ne parliamo con le nostre compagne, che poi scrivono su MOM e le MOM risolvono il problema.

E poi facciamo polemiche su tutto, a partire dal calcio per finire alla formula uno passando dal rugby.

Parliamo dal barbiere delle cose di cui si parla dal barbiere. Parliamo negli spogliatoi di calcetto. Parliamo con un amico. Ma non con gli altri Padri.

Essere padre è visto da ogni padre come una dimensione intima e un po’ con un protagonismo da via crucis. Non se ne parla facilmente.

Noi padri forse sembriamo ‘animali sociali’, ma sappiamo anche noi che in realtà una delle due parole è di troppo.

Però, alla fine, al momento opportuno, restiamo noi ad aiutarvi.

Quando anche le MOM spengono il pc, ci siamo noi ad ascoltarvi.

E non saremo perfetti nel fare le cose come le fate voi, ma noi sappiamo giocare come bambini.

Arrabbiarci come bambini, ridere come bambini.

Abbiamo le fissazioni, come i bambini.

Ci emozioniamo per un gol come fossimo bambini. Guardiamo i cartoni animati come i bambini.

Ci basta poco per essere felici.

Come i bambini.

E voi, i bambini li amate tanto, no?

il vostro affezionatissimo Duca d’Auge

p.s. Mè, che fate a mezzogiorno da mangiare?

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