A te che dormi

Poter riacquistare, per un istante,
il viso dell’infante
un attimo prima di arrendersi al sonno,
allungherebbe l’esistenza.
La lotta con la veglia,
per la conoscenza dell’ultimo dettaglio,
quantunque sia forbice, arancio o canovaccio
per noi talmente comune da dimenticarcene.
Il rantolare a picchi, il sapore di latte
dentro il fiato,
la mano tesa, cercando un limite
dentro il contenitore del caso.
E poi il viso, sempre lo stesso:
l’occhio aperto a metà,
il naso diritto, il torace sollevato,
e sulla bocca di seta
la fiera espressione del soldato.
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